Domenica 17 Gennaio 2021 | 18:58

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Monika, sarai mia per sempre

Saverio Fragassi e «L’amaro profumo dei limoni»: storie di incontri e di addii

Monika, sarai mia per sempre

Da «L’amaro profumo dei limoni», edito da Kimerik, alcuni stralci dei capitoli 1, 2, 7, 14.
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Marco e Franco
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Franco era un bel ragazzo, pulito e ordinato, non aveva l’aria di provenire da una famiglia di contadini. Vestiva in modo sobrio e, a feste e ricorrenze di famiglia, si presentava pure elegante e attraente. Alto un metro e ottanta, capelli biondi e ricci, quelli difficili da domare, al mattino, con una semplice passata di pettine; occhi verdi, fisico longilineo. Spesso non si radeva e si proponeva con una barba irregolare e ispida che gli dava le sembianze di un cowboy. Questo paragone lo lusingava perché era un appassionato di film western e un accanito lettore di Tex Willer, di cui custodiva gelosamente tutti i numeri, in un cartone, sotto il letto. Di film ne aveva visti decine e decine, di fumetti ne aveva letti fiumi e fiumi. Marco era incuriosito di conoscere le regole di vita di una famiglia di contadini e quando gli si presentò l’opportunità, non si tirò indietro.
…Giunsero dopo pochi minuti in campagna. Franco era fiero e orgoglioso di avere a fianco un ragazzo perbene, uno studente, un bravo ragazzo e, soprattutto, un buon amico da frequentare; Marco, a sua volta, era ansioso di fare una nuova esperienza ed era felice per aver conosciuto un amico più grande, da cui certamente avrebbe potuto carpire segreti e insegnamenti per la vita. Ne aveva avuta già una prova, quella mattina, all’uscita di scuola. Marco era robusto, qualche chilo in più che scorreva lungo un fisico comunque regolare, si vedeva. Un metro e settanta di altezza, capelli scuri, occhi chiari con sfumature di verde e marrone. Aveva gli occhiali, ma li dimenticava dovunque. In realtà non si era ancora abituato all’idea del loro uso quotidiano e costante, atto a correggere prontamente una miopia già in fase avanzata. Aveva, probabilmente, ereditato il difetto della vista da suo padre, da cui aveva pure preso alcuni aspetti del carattere.
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Monika, la ragazza polacca

Scappata dalla Polonia poco più che maggiorenne, era stata accolta dai nonni di Marco; faceva lavori nei campi e a casa. Adesso stava a casa dell’avvocato, era responsabile dell’economia domestica e della crescita del bambino, si chiamava Monika, aveva una pelle color bianco neve e un cuore grande e gentile, una donna esile ma dalle forme rotondeggianti, un viso ovale su cui era disegnata una bocca piccola, sovrastata da occhi verdi azzurrognoli come quando il mare è in bonaccia. Buona e dolce. Fedele e fidata, ombra della casa, Monika ormai era una di famiglia, fu proprio a Monika che Marco, consumata la cena, confidò brevemente la storia a cui aveva assistito, inerme e incredulo…
La mamma di Marco si affacciò nella stanza, adibita a uso esclusivo di Monika, dotata di un piccolo bagno a lei riservato, arredata con l’essenziale, un letto a una piazza, un armadio a due ante, un comodino, una finestra che si affacciava sulla piazza, una tenda a fiori che si lasciava penetrare dai raggi solari, creando alle prime ore del mattino una sorta di arcobaleno che si proiettava sul pavimento e sulle bianche pareti. Sofia si augurava che la giovane donna, per amore e affetto e per nessun altro motivo, potesse fare, un giorno, da pigmalione al suo figliolo, per l’iniziazione sessuale. Lei era senza un uomo da quando aveva lasciato la sua terra e chissà se mai ne aveva avuto uno, considerato che raggiunse l’Italia quando aveva 20 anni. Pensava che fosse l’ideale per suo figlio, per la prova di maturità, ma davanti alla concreta possibilità, si scherniva e allontanava da sé questa pazza idea. Monika aveva molta cura di sé, donna pulita che aveva innato il senso dell’igiene personale, e gestiva con grande precisione l’ambiente in cui viveva.
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Monika ed Alfons


Furono istanti in cui Alfons prese Monika, tirandola a sé, stringendola con energia dal bacino, le bagnò le labbra, sfiorandole la lingua. Monika ebbe un fremito lungo la spalla, senti la pelle incresparsi e, simultaneamente, ricambiò con stessa, delicata azione, il bacio che tanto l’aveva appassionata. Da quel momento, i ragazzi impazzivano per poter riproporre l’amoroso rituale, non trovando alternative migliori se non quell’attesa disperata di vedere il custode del circolo distrarsi per qualche ragione. Simulando di avere qualcosa di cui discutere, Alfons portava sempre con sé una penna, un quaderno e un libro; spesso, faceva credere di prendere appunti, ma sul foglio bianco del quaderno tratteggiava il viso di Monika, riportando sotto frasi di amore. Quel pomeriggio, Alfons le aveva scritto «Sarai mia per sempre!».
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Monika e Marco
A sera, dopo l’abituale appuntamento della cena, Monika e Marco si ritrovarono, in una sorta di complicità, al solito posto, alla solita ora. Monika aveva indosso una vestaglia di color rosa, le rare trasparenze le esaltavano la sinuosità dei fianchi, mentre i seni erano appena visibili da una scollatura tenuta unita da lacci in raso in tinta; lacci quel tanto allentati per sentirsi comoda. Era abitudine, prima di coricarsi, di fare un bagno veloce e caldo. Erano i rari, magici, momenti di intimità che la donna riservava all’animo e al corpo. Si tonificava e rilassava, mentre i sali all’eucalipto che aveva acquistato una mattina, con donna Sofia, nel giro della spesa, esalavano profumi intensi che le entravano nelle narici, facendo lacrimare gli occhi. Quelle erano lacrime dolci e piacevoli. Non quelle versate, a fiumi, anni addietro, in Polonia. Mentre si asciugava in un largo telo spugnato e la pioggia di talco rendeva ancora più candide le sue nudità, pensava alla mamma e a Bruno.
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Il professore
L’uomo entrò in casa, Monika lo accolse con un cordiale e rispettoso buongiorno. Era ben vestito, profumato e sembrava, a sua volta, alquanto impacciato e timoroso. Monika venne attratta dai suoi modi gentili, dalle mani molto ben curate, dal viso ricoperto da una fitta e bianca barba e dall’acconciatura che non aveva una singola imperfezione. Aveva occhiali d’oro, con lenti che sembravano ricavate dai fanali di una limousine…

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