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Ormai sono trascorsi più di otto mesi dal 5 marzo 2020, giorno in cui il DPCM del 4 marzo 2020 decretava un primo stop delle attività didattiche in presenza per soli 15 giorni.

Ne sono passati DPCM sotto i ponti e ce ne sono state di aperture e chiusure, monitoraggi, organizzazioni provvisorie, organizzazioni definitive e poi smontate e riorganizzate. Tutto e il contrario di tutto, nell’affannosa ricerca di un equilibrio tra diritto allo studio e diritto alla salute. La Scuola fa scuola. Quella del primo ciclo, in particolar modo. Sempre pronta a reinventarsi, sempre il punto di partenza di nuove «Riforme» magari interrotte per cambi al governo. La Scuola, anche in questa situazione di emergenza mondiale è lì, pronta a ridefinirsi, pronta a tutto pur di mantenere vivo il rapporto con le proprie alunne e con i propri alunni, pronta a dare il possibile, l’impossibile e tante volte ad avvicinarsi ai miracoli. Una comunità la scuola, fatta di persone, in cui ognuna porta se stessa e il suo modo di essere, ognuna con le proprie peculiarità. Alcune fanno la differenza, che siano Dirigenti, docenti, Assistenti amministrativi o Collaboratori scolastici. In 38 anni di Servizio ( volutamente in maiuscolo) nella Scuola, ne ho visti tantissimi di docenti e tanti così dediti alla Scuola, da commuovere. Ecco cosa voglio raccontare pensando agli abbracci, all’amore, alla vicinanza. Voglio raccontare esperienze dirette di oggi e di ieri, l’amore di tanti docenti per i loro alunni e per la scuola tutta, quell’amore che va oltre lo stipendio, quell’amore che si alimenta guardando negli occhi i propri alunni. Quell’amore di chi sa leggere.

Era tanto tempo fa. Doveva introdurre la struttura dei testi pragmatico sociali, il modo in cui leggere e scrivere testi come le istruzioni, quei testi iconici che necessitano di caratteristiche precise per essere intuitivi, a volte senza parole. Bisogna sempre entrare nel mondo degli alunni per motivarli, per coinvolgerli, per far sì che l’apprendimento sia attivo e significativo e non passivo e statico. Quella mattina arrivò prima a scuola e posò sul banco di ogni alunno un Uovo Kinder, quelli che hanno all’interno un giochino da montare seguendo le istruzioni. Tornò in cortile, aspettò che tutti fossero arrivati ed entrò in classe con loro tra i «maestra mi allacci la scarpa» e i «io ieri non ho potuto studiare».
«Maestra, guarda…»
«Che succede?»
«Guarda, sul mio banco, c’è un Uovo Kinder!»
«Anche sul mio…»
«Anche sul mio c’è…»
Gli occhi brillavano tra la sorpresa e l’acquolina in bocca che si scioglieva per la golosità.
«Ma chi li ha portati?»
«Ma che bella sorpresa stamattina. Forza sedetevi, prendete il materiale».

Partirono dall’uovo Kinder, lo aprirono, misero da parte la cioccolata con il patto che l’avrebbero mangiata a ricreazione e cominciarono ad aprire l’involucro del giochino contenuto all’interno, ponendo attenzione alle istruzioni, ai disegnini, alle freccette con i numerini che segnavano cosa fare prima e cosa fare dopo. E la maestra guidava, sottolineava alcune azioni rispetto ad altre, traduceva le immagini perché diventassero parole, parole scritte secondo caratteristiche precise per essere facilmente comprensibili. L’alunno al centro, fulcro del processo di apprendimento, momenti di condivisione e di autoconsapevolezza per una formazione concreta e significativa.

Lockdown. Chiusura inaspettata e mai neanche immaginata. Docenti da reinventare dalla sera alla mattina. Metodi e attività da implementare ex novo. Alcuni alunni e genitori incapaci di interfacciarsi con i devices, mai connessi in videoconferenze. Tutto nuovo e soprattutto tutto immerso in una melma ansiogena che condiziona rapporti, metodologie e modi di essere. Mantenere i contatti relazionali oltre la trasmissione dei contenuti è il dictat imprescindibile da subito, senza aspettare DPCM o ordinanze, supportare le famiglie e gli alunni in un momento così straordinario. La preoccupazione maggiore è il contatto con i più piccoli, per quegli alunni appena entrati nella scuola primaria e che stavano appena iniziando a conoscere le procedure del metodo Scuola senza zaino, i suoi momenti di condivisione e di introspezione, che si sono ritrovati a vedere compagni e docenti dietro uno schermo. Ma è anche per i ragazzini della secondaria, in una fase così delicata della vita che necessità di monitoraggio costante delle emozioni, dei cambiamenti, delle trasformazioni fisiche ed emotive.
Ci sono i momenti dei collegamenti per la didattica, tra un «Maestra non ti vedo» e un «Chiama mamma per attivare l’audio» alla primaria e tra un

«Prof., mi rispiega il procedimento?» e un «Francesco, attiva la telecamera» alla secondaria. Momenti in cui tutta la didattica viene reinventata per molti, consolidata per alcuni, pochi, che già nel tempo avevano cominciato a lavorare anche con le classi virtuali e le piattaforme digitali. E poi ci sono i momenti della vicinanza oltre le attività. Nella primaria c’è la maestra che ogni sera, tutte le sere senza saltarne una, ha un contatto video con i propri alunni per la lettura della storia della buonanotte. Normalmente in classe ogni mattina prima di cominciare la lezione, seduti in Agorà, gli alunni ascoltavano qualche pagina della lettura di un libro, ora lo fanno a fine giornata consci che la lettura unisce, incanta, la lettura fa sentire uniti.

Nella secondaria c’è il docente che spende tutta la cifra destinata alla carta docente per acquistare libri di narrativa per tutta la classe o la connettività per collegarsi quando da scuola la rete non va. O il docente che oltre le sue ore di musica è a disposizione in qualsiasi momento della giornata per ascoltare i ragazzi suonare lo strumento attraverso il palcoscenico di uno schermo che in questo caso non divide. O ancora il docente che per superare l’isolamento e la conseguente depressione della motivazione per alcuni alunni, reinventa giochi da tavola in digitale e dopo cena riunisce la classe per giocare. Sono momenti in cui si cerca di essere classe stando ognuno a casa propria.

Piena pandemia. Scuole tenute in piedi dalla caparbietà e dalla capacità di reinventarsi continuamente. Alunni docenti e personale tutto, colpiti come birilli, casi di positività ogni giorno. Si vive la giornata sempre in allerta, perché da un momento all’altro arriva la telefonata della ASL o del singolo che comunica un nuovo caso positivo. E allora comincia l’iter: disposizione di quarantene, isolamenti, sanificazioni… gestione dell’ansia di tutti. E poi ancora sostituzioni, supplenze, organizzazione tra didattica in presenza, per chi l’ha scelta, e didattica a casa. Ma poi c’è il docente che nonostante sia in ripresa post Covid chiama e dice che vorrebbe lavorare, che vorrebbe riprendere almeno la DDI con i suoi alunni. Mi chiama, ancora provata, non è stata una passeggiata questo Covid.

«Preside, mi dia la possibilità di riprendere».
«Molto volentieri, ma abbiamo gli alunni in presenza oltre che quelli a casa. Chi gestisce il gruppo in classe?»

«Noi abbiamo una proposta. Io lavoro da casa per gli alunni in DDI e la collega lavora a scuola con chi è in presenza. Sino al mio rientro insegneremo tutte e due sia italiano che matematica».
«Ma la collega a scuola farebbe tre ore in più di servizio a settimana…»
«Sì preside, lo sappiamo. Ma preferiamo così… i bambini hanno bisogno dei loro punti di riferimento scolastici, un docente supplente non potrebbe… lo facciamo per loro».

E come si fa a contraddirle? Se il cuore va oltre tutti i diritti sindacali, lo scadere dell’orario e il pedissequo orario di lezione.
I docenti che si donano in abbracci costanti, caldi e avvolgenti. Una scuola comunità che crede nell’importanza della scuola al fianco della famiglia, presidio imprescindibile nella società, soprattutto in momenti epocali come questo che stiamo vivendo.

Sogno di camminare nei corridoi della scuola e di sentire le voci degli alunni, di scoprirli attenti mentre l’insegnante spiega, di vederli impegnati nella robotica, nei progetti che animavano i sabato mattina, di doverli riprendere perché alzano troppo la voce o perché non hanno indossato la divisa. Sogno di sentirli, tutti.

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