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«Ma io non so neanche che cosa sia facebook! Non ci entrerò mai!» dissi convinta quella mattina alla mia amica Eleonora rossa, bella e sempre elegante, seduta con me al tavolino del bar.
«Ma come, è davvero divertente e poi riesci a seguire eventi e notizie in diretta! Ma dai, prova ad entrarci anche tu! Domani ti chiedo l'amicizia!» e mi sorrise con affetto.

E così il giorno dopo provai ad inserirmi in quel «social» tanto diffuso.
Sbagliai all'inizio e postando le mie foto più belle, riuscii ad aprirmi tre profili contemporaneamente!

Ma guarda un po', ho ritrovato quella mia amica di Firenze che avevo perso di vista durante il corso degli anni... Si chiamava Lia, era di Roma, figlia di un ingegnere. Ecco le sue foto,le sue amicizie, le informazioni su di lei.
Ed ecco l'altra di Brindisi che studiava architettura e si chiama Anna come me. Infatti quando, all'epoca, ci chiamavano al telefono, ci precipitavamo entrambe ed una delle due rimaneva inevitabilmente delusa. Eh sì,altri tempi!

«Straordinario, però!» pensai tra me e me. «In pochi attimi recuperi persone e visi conosciuti persi nel tempo! E riesci a sapere tutto di loro». E la privacy?
Non era più importante come un tempo.
Ormai avevo più di cinquanta amici e man mano che postavo le foto più interessanti della mia vita, piovevano pollici all'insù e cuoricini.
I cosiddetti like, termometro di interesse ed approvazione da parte degli altri. Ma gli altri, chi? In fondo tutti, o quasi tutti sconosciuti.
In ogni caso mi sentivo nuda nell'esporre la mia vita privata e questo mi imbarazzava alquanto.

Ma questa foto la posto o no? Eravamo al mare io e mia figlia, in costume da bagno ed il mio pudore si affacciava prepotente, prima di spingere invio. Insomma facebook diventava uno stato d'animo, variabile secondo il momento che vivevi.

«Ma guarda!», dissi rivolgendomi all'amica: ma questa bella signora non è la mamma di quella nostra amica? Ed è deceduta ieri? «Sì domani ci sono i funerali a San Ferdinando» mi rispose Eleonora rattristata.
«Che peccato, la conoscevo di vista, la incontravo sempre da Laterza alle presentazioni del pomeriggio...» e continuai a sorseggiare il mio caffè.
«Sì, proprio così, ormai i necrologi si fanno su facebook, non piu' sui giornali!» sentenziò la mia amica.

«Credo proprio che la rivoluzione telematica parta da Facebook!» aggiunsi pensierosa.
Intanto Eleonora si era accesa una sigaretta e rivolgendosi di scatto verso di me: «Ci facciamo un selfie??»
E pensare che fino a poco tempo fa li odiavo, con tutta me stessa. Acconsentii comunque.

Ed anche lì mi feci travolgere dalla nuova manìa e scattammo un selfie molto bello, con il lungomare di Bari che faceva da sfondo, in quella splendida mattinata di ottobre, con il sole che luccicava sull'Adriatico.
Postammo quella foto e dopo qualche minuto una valanga di like ci travolse letteralmente.

«Se ci fossero stati ancora i nostri papà, Eleonora, sarebbero stati felici di vederci insieme. Erano molto amici e l'amicizia è una cosa preziosa».
D'un tratto divenne pensierosa, quasi turbata da un ricordo vivo che riaffiorava dal passato.

«Sai Anna, mi ricordo perfettamente papà tuo! Gli occhi belli, azzurri come il mare, dolcissimi e poi il suo charme naturale... ti avvolgeva con la sua morbida voce e con il suo innato tratto signorile! Mi sorrideva ogni volta che mi vedeva e mi faceva toccare le stoffe con la manina. Mi sentivo a casa in quel negozio!».

E continuò: «All'epoca,anni Sessanta, Settanta, il mio papà, Fofò, conduceva l'antico negozio di ottica, uno tra i più antichi della città, in via principe Amedeo angolo via Argiro, proprio di fronte a quello di papà tuo, quindi la loro frequentazione era assidua. Si vedevano ogni giorno per godersi il caffè insieme», continuò.

Incalzò poi Eleonora: «Ricordo perfettamente quando, entrata nel negozio di papà, lui mi diceva: «Dai Maria, facciamo un salto da Tonio, andiamo a trovare il mio amico in via Argiro! E questa era per me una consuetudine piacevole anche perchè, da bambina curiosa quale ero, rimanevo affascinata dai colori delle stoffe che mi avvolgevano; mentre il luccichio delle sete, dei rasi e dei velluti mi facevano volare lontano e già immaginavo quelle stoffe preziose, realizzate in abiti sontuosi, quelli che indossava la mia mamma e le sue amiche che frequentavano il «Bal en tête» la domenica a pranzo, nelle antiche masserie private.
«Eleonora ,ma io dov'ero? Perchè non ero lì con papà mio e con te?» chiesi rattristata.

«Probabilmente ti trovavi al giardinetto Umberto che giocavi con gli altri bambini. Eri un po' più piccola di me e non ci siamo conosciute allora o forse sì,chissà! Non lo ricordo».

“Ma il destino ha voluto che ci incontrassimo da adulte” intercalai con voce allegra. “Ma dove, Eleonora, dove ci siamo incontrate la prima volta ? Alla Vela credo,grazie ad altre amiche.I nostri papà ci avranno messo sicuramente lo zampino. Adesso sono felice di averti ritrovata.!”E spostai la tazzina vuota del caffè.

Di colpo tornammo alla realtà, di donne sposate e responsabili e decidemmo di rientrare e di sentirci il giorno dopo per seguire un eventuale presentazione di un libro alla Laterza.

“E' tardi Anna,devo rientrare,mi aspettano per la cena!””Stasera ti offro io il caffè!” concluse, il sole intanto,calava lento dietro nuvoloni scuri che preannunciavano maltempo, alzai lo sguardo verso la mia amica.
Eleonora si allontanò decisa e mi sembro' quasi di rivederla bambina,ma non era sola, eravamo in via Argiro tutte e due, piccole, dolcissime bambine e ci tenevamo per mano,una rossa e l'altra bionda ed all'altezza del negozio di papà, entrammo incuriosite, per poi scomparire del tutto, dietro i rotoli di stoffa.

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