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In Puglia e Basilicata

l’analisi

L’economia lucana resiste al Covid

Economia: nel 2019-2023 Potenza crescita zero

Il vero tsunami più della pandemia sono emigrazione e scarsa programmazione. In piena emergenza sanitaria i redditi sono cresciuti dello 0,92% rispetto a quelli registrati nel 2019

12 Maggio 2022

Massimo Brancati

L’economia lucana resiste all’onda d’urto della pandemia, ma resta un territorio «fragile», esposto alle debolezze di un mercato occupazionale incapace di connettere domanda e offerta.

L’indicazione arriva da un report del centro studi della Cisl Basilicata, curato dalla segretaria regionale Luana Franchini. La base dello studio sono i redditi 2020 comparati a quelli del 2019, cioé prima dell’emergenza sanitaria. Dall’indagine emerge una sostanziale invarianza dei redditi, anzi un piccolo incremento, pari allo 0,78%, dovuto all’incremento registrato in provincia di Potenza (+0,92%).

In Basilicata non c’è stata, dunque, una feroce caduta del reddito come accaduto nel Nord Italia, maggiormente legato al settore turismo, fiere e cultura. Comparti che, a causa del Covid, hanno subìto pesanti contraccolpi in termini di fatturato.

Nel report del centro studi si legge che «è un dato consolidato il fatto che la crisi generata dalla pandemia da Covid abbia messo a dura prova tutti i comparti produttivi del Paese, con una eterogeneità territoriale. In particolare, l’impatto è stato meno acuto al Mezzogiorno, dove il Pil nel 2020 (ultimo dato disponibile per i conti territoriali) è diminuito dell’8,6%, mentre le zone che hanno avuto una maggiore caduta dell’attività, in base ai dati Istat 2021, sono state il Nord-Est (-9,2%) e il Nord-Ovest (-9%)».

Secondo il centro studi della Cisl Basilicata «questa tendenza ad un sostanziale mantenimento dell’esistente del sistema produttivo lucano è confermata anche dall’indagine Istat sui sistemi produttivi che classifica le unità produttive in quattro categorie di rischio (alto, medio-alto, medio-basso e basso), analizzando la dinamica del fatturato, i rischi operativi e la sostenibilità. Risultato: a fine 2021 in Basilicata la quota di imprese e di addetti a rischio si è notevolmente ridotta rispetto a un anno prima.

Se la pandemia nel territorio lucano non ha devastato l’economia locale, «il vero tsunami - dice la Cisl - è prodotto giorno dopo giorno dall’emigrazione, dall’invecchiamento e dalla scarsa capacità di programmazione della Regione.

Rispetto al sistema produttivo - si legge ancora nel rapporto - il tema adesso è andare oltre la stasi e la conservazione dell’esistente, puntando a migliorare le condizioni di lavoro attuali attraverso una contrattazione territoriale di secondo livello che è assolutamente da affermare nel nostro territorio, considerando che nel Mezzogiorno si realizza soltanto il 6% degli accordi di contrattazione territoriale di secondo livello che avvengono in Italia».

Commentando i dati dello studio, il segretario regionale Cisl, Vincenzo Cavallo, ritiene necessario «incrementare i salari con la contrattazione sindacale di secondo livello anche attraverso accordi di welfare aziendale e territoriale. In questo è importante anche il ruolo della Regione che può e deve, attraverso le risorse del Fondo Sociale Europeo e del Pnrr, sostenere politiche di welfare aziendale, soprattutto delle piccole imprese con meno di 10 dipendenti, scala dimensionale che caratterizza il sistema produttivo lucano».

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