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Passa anche per la Puglia la strada per incrementare la disponibilità di vaccini. Dall’incontro di ieri tra il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi e il presidente dell’Aifa Giorgio Palù e il commissario straordinario Domenico Arcuri è emersa la possibilità di coinvolgere i siti di produzione farmaceutica industriale in Veneto, Lazio e - appunto Puglia - per accelerare in modo deciso nella produzione dei sieri. La Puglia ha nelle province di Bari e Brindisi due siti strategici di altrettanti multinazionali del farmaco. Alle porte del capoluogo di regione ha sede uno stabilimento della Merck Serono, mentre in provincia di Brindisi c’è un importante centro della Sanofi.
Ma non basta disporre sul territorio di centri di produzione e ricerca per dire automaticamente che il gioco è fatto. Il primo ostacolo è di natura squisitamente commerciale: i sieri di Pfizer e AstraZeneca (ed è in arrivo il prodotto di Moderna) sono gli unici a oggi riconosciuti e validati dall’Agenzia europea del farmaco e comunque sono coperti da brevetto. Decentrare le produzioni comporta necessariamente un consenso da parte dei detentori dei brevetti.

Per le due multinazionali presenti in Puglia probabilmente il discorso è già aperto: a livello europeo sono già attive le interlocuzioni tra Sanofi e Pfizer per un forma di partnership che consenta al colosso americano di allargare il circuito di produzione in Europa. Certamente in questa fase i governi - e quello italiano in testa - sono in grado di esercitare una pressione fortissima sulle pur potenti «sorelle» del cosiddetto BigPharma, l’insieme delle multinazionali farmaceutiche. «Le condizioni eccezionali favoriscono soluzioni eccezionali», ha commentato all’Ansa il farmacologo Luca Pani, ex Dg dell’Aifa, «non credo che le industrie vogliano rinunciare alla protezione dei loro brevetti. Quando firmano intese con altre aziende per la produzione o una parte di essa si comportano come se stessero dando in affitto una parte della loro proprietà. Ma francamente adesso l’importante è che riescano a produrre quanti più vaccini possibili. Questa corsa contro il tempo serve anche per evita re che si sviluppino nuove varianti».

Una soluzione intermedia potrebbe essere messa a punto portando sui territori decentrati solo il confezionamento in fiale delle produzioni che sarebbero realizzate in siti dove i brevetti sarebbero maggiormente al sicuro. Anche da questo punto di vista i due impianti pugliesi sarebbero potenzialmente in condizione di offrire garanzie. La Merck Serono è presente a Bari da oltre tre decenni. Solo poche settimane fa il gruppo tedesco ha annunciato su Bari investimenti per 55 milioni di euro, che si sommano a quelli del 2017 di 35 milioni di euro per la realizzazione di una nuova linea di produzione per il riempimento di farmaci iniettabili, in aggiunta a quella automatizzata realizzata con un investimento di 50 milioni di euro nel 2014. Da Bari partono farmaci biotecnologici per i mercati di 150 Paesi nel mondo.

Anche il centro Sanofi di Brindisi è strategico: per il gruppo è lo stabilimento produttore mondiale di antibiotici di ultima generazione E Sanofi ha già contatti avanzati con Pfizer per affiancarla nella produzione di vaccino antiCovid o almeno nel confezionamento industriale. La speranza è che se la Puglia recita un ruolo di protagonista, possa anche trarne vantaggio nella distribuzione delle dosi, visti anche i sostegni che la Regione nel tempo ha offerto a queste come ad altre multinazionali.

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