L'intervista

«Comedians»: il pugliese Vincenzo Zampa è nel cast del nuovo film di Salvatores

Bianca Chiriatti

Vive a Milano da tanti anni dividendosi fra teatro e cinema, ma le sue origini appartengono alla Puglia, più precisamente a Monopoli: Vincenzo Zampa, attore, è nel cast di «Comedians», l'ultimo film di Gabriele Salvatores dal 10 giugno al cinema. Interpreta un aspirante comico che ha l'occasione di cambiare vita e di essere selezionato per un programma televisivo. Lo abbiamo intercettato per farci raccontare qualcosa in più di questa esperienza.

«Un padre amorevole che ti guida per mano nelle cose che fai e soprattutto ti ascolta, privilegio dei grandi». Così Zampa descrive Salvatores, regista con cui aveva già lavorato ne «Il ragazzo invisibile». «Sa esattamente ciò che vuole - continua - e cosa prendere da te, ti ascolta, ti costruisce e ti cuce addosso il personaggio come un abile sarto». Nel film ha avuto il privilegio di recitare in pugliese: «Sono un uomo del sud che va al nord per lavorare, un muratore che sogna una carriera di successa, e ha grandi aspirazioni. Poi c'è questo esaminatore, interpretato da Christian De Sica, che seleziona alcuni di loro per un programma tv, e mi sono trovato a interpretare l'imbarazzo che un esordiente prova davanti al pubblico. Per far sì che diventasse più autentico ho cominciato a fare concorsi di poetry slam, in Svizzera, con pezzi comici scritti da me che raccontano la pandemia in chiave ironica. È stato divertente».

Un privilegio, sicuramente, tornare a lavorare dopo il lockdown: «Il nostro settore, come tanti, è stato falcidiato - dichiara - però abbiamo girato in totale sicurezza e controllo, tutti insieme. Si è creato un gruppo, non solo semplici colleghi di lavoro, è una cosa rara. E sono anche tornato al cinema da spettatore, ho visto "Nomadland"». Un vero orgoglio far parte di un gruppo di lavoro così unito: «C'erano Natalino Balasso, Ale & Franz, Walter Leonardi, le amicizie nel nostro ambiente sono rare, ma quando ci sono si percepiscono anche fuori dal set».

E se gli si chiede chi siano i suoi maestri e le sue ispirazioni, risponde: «Sicuramente la mia insegnante di Genova dove mi sono diplomato alla scuola di recitazione, Anna Laura Messeri. Poi Paolo Rossi, con cui ho lavorato per un po' di anni sull'improvvisazione. Ancora Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, e sicuramente Salvatores. Per le ispitazioni non ne ho una in particolare, molto spesso mi paragonano a Tim Roth, Sean Penn, Steve Buscemi. Diciamo che non faccio parte della categoria dei "belli", ma dei "tipi" (ride, ndr.)». E facendo riferimento al discorso di Pierfrancesco Favino sul palco della cerimonia di consegna dei David di Donatello, in cui invitafva le istituzioni a immaginare un futuro in cui la recitazione venga insegnata a scuola come materia curriculare, si trova perfettamente allineato: «Sono assolutamente d'accordo - conferma - ma sarebbe bello che materie come queste fossero insegnate da chi questo mestiere lo fa, non da chi si improvvisa attore, regista, montatore...»

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