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Il dramma ambientale di Taranto nel cinema di Fabio Vasco

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«Papà uccidi il mostro». L’esortazione fatta dal piccolo Federico su un disegno in cui dipinge le orribili fauci dell’Ilva, trova giustizia nel cortometraggio di Fabio Vasco. L’opera, da lui diretta e interpretata, attraverso la sceneggiatura di Antonio Mocciola, prodotta da MAG - Movimento Artistico Giovanile, in collaborazione con Nuvole Rapide Produzioni e Capture Studio Roma, nasce da un’idea dell’attore e regista di Conversano.
Vasco, trentatrè anni, premio al Festival Internazionale del Cinema Patologico, mostra nuovamente la sua sensibilità recitativa - maturata a teatro e certificata dal titolo accademico alla «Silvio D’Amico» - cogliendo lo sfogo social del padre di Federico a distanza di anni da quel 2014 in cui perde il suo piccolo disegnatore di draghi inquinanti, che gli spezzano la vita a nove anni, a causa di un neuroblastoma. «C’è un solo modo per ricordare Federico e tutti i bambini messi sull’altare del profitto: lottare, lottare ancora e resistere».

Il sacrificio di un bambino per l’industrialismo inquinante scorre lungo i nove minuti del cortometraggio Papà uccidi il mostro, sostenuto da Apulia Film Commission e che la casa di distribuzione Premiere Film inizia a promuovere nei festival. Il primo appuntamento è quello dell’internazionale «Under the Stars», la cui seconda edizione, per ragioni anti-Covid, sarà trasmessa in streaming sulla piattaforma «BingeWave». La visione dell’opera di Vasco (concorre come miglior corto drammatico e miglior regia) è appuntata virtualmente il 21 gennaio alle ore 17.45.

La kermesse che vede l’impronta produttiva della commissione cinematografica pugliese, sarà caratterizzata da una maratona settimanale di scoperte di lavori inediti di registi affermati e indipendenti, talenti internazionali e italiani. Tra questi c’è il conversanese Vasco, il quale dice di dedicare il suo secondo cortometraggio «al piccolo Federico, per dare voce a tutte le vittime di questa purtroppo ancora attuale tragedia e lanciare un messaggio a tutti noi: perché i bambini capiscono prima di noi adulti determinate cose/fatti e noi non facciamo nulla, restiamo spettatori della cruda realtà?». Una domanda pesante lanciata nel magma sociale che è il territorio tarantino, istituzionale e civile. Perché quella di Federico è una delle tante facce di una stessa malefica «ruota» che tocca le famiglie del capoluogo jonico, spinte nel tunnel del dolore a causa del malessere ambientale. Fabio Vasco lo dipinge cinematograficamente con i colori di Federico. Testimone-vittima del cancro, la cui colpa l’attribuisce all’industria pesante, descrivendola con l’aguzza punta dei suoi pastelli.
Papà uccidi il mostro è anche presente nella fitta selezione del David di Donatello e aspira al Giffoni Film Festival. Comunque vada il risultato della partecipazione concorsuale, del cortometraggio di Vasco resterà la traccia di profonda umanità. La sua interpretazione riflette la cruda verità ascoltata dal padre solitario nella casa di fronte all’Ilva rosso fuoco, attraverso le parole del figlio adagiato sul letto del classico ospedale lontano da Taranto. Una città ostaggio. Per liberarla, bisogna «uccidere il mostro». È questo il consiglio di un bambino.

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