Lunedì 20 Settembre 2021 | 07:05

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Lutto

Il Covid si porta via il regista Kim Ki-Duk, addio al Leone visionario del cinema

Scompare a 59 anni, fu Leone d'Oro a Venezia nel 2012 con Pietà

Il Covid si porta via il regista Kim Ki-Duk, addio al Leone visionario del cinema

Maledetto Covid. Il virus si è portato via anche Kim Ki-duk, che avrebbe compiuto 60 anni fra pochi giorni, il grande regista sudcoreano, Leone d’oro a Venezia 2012 con Pietà. È mancato in Lettonia dove secondo il direttore dell’Art Doc Fest di Riga, Vitalijs Manskis, stava per acquistare una casa a Jurmala sul Mar Baltico e aveva in animo di richiedere il permesso di soggiorno. Una sorta di «esilio volontario», pare di intendere, forse anche a causa dei recenti problemi legali in patria con accuse di maltrattamenti e abusi sul set.

Kim Ki-duk era un artista irregolare e visionario, che in molti abbiamo amato fin dal 2000, quando la Biennale Cinema lo consacrò a livello internazionale. Il passaggio è stato evocato ieri da Alberto Barbera, allora come adesso direttore della Mostra di Venezia: «Ricordo perfettamente il momento in cui feci la scoperta del film che suscitò scalpore vent’anni fa. Era il giorno prima della conferenza stampa di presentazione del programma, e avevo inserito un’ultima cassetta VHS nel lettore. La visione de L’isola fu una rivelazione alla quale fecero seguito molte altre negli anni successivi, sino al Leone d’oro di Pietà e oltre. Ci mancheranno il suo talento di narratore, le sue raffinate doti figurative e il gusto inesausto per la provocazione, ma i suoi film continueranno ad alimentare il nostro immaginario».

La sera del trionfo al Lido di Venezia baciò il Leone e riservò una commovente interpretazione canora del secolare Arirang, confidando: «Noi coreani lo cantiamo quando ci sentiamo soli, abbandonati, ma anche quando siamo felici. Simbolizza le tante colline che attraversiamo, dalla tristezza alla gioia, le curve della vita». E aggiunse: «Con i miei film non punto a guadagnare, l’obiettivo che mi pongo è rappresentare le temperature che vive di volta in volta il mondo». Film come Coccodrillo, l’esordio del 1996 che racconta di un uomo che attende i suicidi sotto il ponte di un fiume, La samaritana premiato a Berlino nel 2004, Ferro 3 - La casa vuota con cui nello stesso 2004 vinse il Leone d’argento a Venezia, L’arco... Durante la lavorazione di Dream nel 2008 un grave incidente mise un’attrice in pericolo di vita e il regista nel documentario Arirang rielaborava quella traumatica vicenda. Poi fu presente ancora a Venezia con Moebius e Il prigioniero coreano.

Resta folgorante il primo titolo apparso nelle sale italiane nel 2003, Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera, che rivela un’estetica difficile da descrivere perché in effetti si sottrae a ogni sintesi. È cinema allo stato puro, visione/contemplazione delle cose senza il «degrado» della messa in scena e con raro ricorso alla parola. Il tempo è circolare, è un eterno ritorno, è tutt’altro dall’idea lineare del progresso (un mito occidentale). Quel film è sempre altrove, è un pesce nell’acqua per la naturalezza mai noiosa delle scene, è spiazzante persino rispetto al groviglio di dolore, di violenza implosiva e di eros morboso di L’isola o di Indirizzo inesistente.

Mentre Pietà narra la terribile storia di un uomo che riscuote crediti per conto degli strozzini fino al giorno in cui una donna misteriosa gli si presenta come sua madre. Qui il protagonista cerca di cambiare vita, ma subirà la più classica delle nemesi. La lunga scia di sangue sotto un camioncino che s’allontana nell’alba tragica della periferia di Seoul è quanto resta della sua bramosia e rapacità, con un sentore di tragedia greca (Medea).

Kim Ki-duk «annuncia» una nuova onda di cineasti coreani, da Park Chan-wook a Lee Chang-dong, fino al Bong Joon-ho premio Oscar per Parasite, e intanto rinverdisce la millenaria convivenza asiatica fra crudeltà e innocenza, inazione e lotta, respiro e desiderio. In una maniera tutta sua, non scevra dalle contraddizioni di un artista tormentato: «Ancora una volta mi rivolgo al cielo, con una fede carente». Ci mancherà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie