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IL CINEMA IN PUGLIA

Molfetta fu il set di Decameroticus, commedia agli albori del soft porno

Alcune scene boccaccesche furono girate nell’Ospedale dei Crociati, il monumento attiguo alla Basilica Madonna dei Martiri

Molfetta fu il set di Decameroticus, commedia agli albori del soft porno

«Decameroticus» è il titolo della pellicola girata anche a Molfetta nei primi anni ‘70, quelli della trasgressione e dei cambiamenti sociali.

Erano i Settanta quando il genere della commedia muoveva i primi passi in Italia. Un genere, per certi versi, differente rispetto a quello attuale che è più incentrato sul ridicolo, sul paradossale e sull’equivoco.

Gli anni ‘70 sono quelli della trasgressione, densi di fermenti, mutazioni sociali e rivoluzioni private. E, sebbene attraversati dalla degenerazione dell’ideologia e dal terrorismo, furono prolifici di pensieri e di incontri che cambiarono il destino di un’intera generazione. Le donne scoprirono la libertà; gli omosessuali uscirono dai ghetti; l’arte, il teatro e la cultura divennero parte e motore del cambiamento. Furono anni di grandi battaglie sociali, di grandi manifestazioni di piazza e di confronti «politici» che coinvolgevano la vita pubblica e privata. Tutto terreno fertile per la ricerca della propria identità. Senza risparmio e senza pregiudizi.

Questo nuovo modo di intendere la vita inevitabilmente influenzò anche il cinema italiano e sicuramente tutto il genere della commedia degli anni ‘70. Senza quella censura dei decenni precedenti, è proprio in questi anni che iniziano a far capolino i primi lungometraggi con esplicite scene di nudo, definite «osè» per certi versi.

Molte le città della Puglia che ospitarono i cast di commedie sexy di quel periodo. Molfetta non fece eccezioni.

Risale al 1972 la realizzazione del film «Decameroticus», ispirato al Decamerone di Giovanni Boccaccio, ma largamente rivisitato in chiave moderna (per quegli anni) da Giuliano Biagetti, che si avvalse di un cast di tutto rispetto, con attori come Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli, Riccardo Garrone (il compianto interprete romano di tanti film e negli ultimi anni della pubblicità di un noto brand di caffè nei panni del Padre Eterno), Umberto D’Orsi, Margaret Rose Keil, Corrado Olmi.
Diverse le scene del «Decameroticus» girate a Molfetta (così come anche a Bari, Trani e Barletta) dove a ispirare il regista Biagetti fu il suggestivo scenario offerto dall’Ospedaletto dei Crociati, attiguo alla Basilica della Madonna dei Martiri, edificato nel 1095 per volontà di Ruggero I il Normanno. Qui si fermavano i pellegrini di passaggio a Molfetta durante il viaggio di ritorno dalla Terrasanta.

Tale luogo è interamente costituito da muratura e pavimentazione in pietra a pianta rettangolare con tre corsie parallele, divisa da due ordini di colonne quadrate poste parallelamente alle murature perimetrali. È inoltre molto simile ai chiostri di antichi conventi e monasteri.

Questo è uno dei motivi per cui Biagetti scelse l’Ospedale dei Crociati di Molfetta per la realizzazione di alcune scene della sua pellicola, un commedia erotico-umoristica ispirata alla novellistica del Trecento. Il film ha una durata di 90 minuti ed è diviso in cinque episodi, apparentemente distinti, ma legati da un filo conduttore che sarà noto agli spettatori soltanto nella parte finale del quinto episodio.

A Molfetta fu registrata parte del primo episodio di «Decameroticus». I protagonisti sono Orchidea De Santis, che interpreta una moglie-tipo, e Pupo De Luca che invece veste i panni del marito geloso. Saputo che il marito si è sostituito al confessore per conoscere i suoi tradimenti, la moglie gli lascia credere che un frate viene a trovarla ogni notte. Così, mentre il geloso invece di dormire passa tutta la notte sull’uscio di casa, la donna può ricevere liberamente l’amante nella propria camera e il giorno dopo riesce anche a convincere lo stesso marito della sua fedeltà.

Sono davvero in pochi a Molfetta a ricordare quando nel 1972 la città ospitò il cast. Alcuni ne sono addirittura imbarazzati per via di diverse scene di nudo che il film contiene. Praticamente nulla se confrontate con le più semplici sequenze dei lungometraggi, sceneggiati o fiction tv dei giorni nostri.

A ricordare bene quelle scene è invece Francesco Favuzzi, classe 1945, oggi quasi 75enne ma che all’epoca della produzione del film aveva 27 anni. Per lui soltanto una serie di comparsate nel film di Biagetti, ma che definisce «indelebili», soprattutto per un’esperienza insolita per quei tempi.

«Certamente non sono un attore e non lo sono mai stato - dice Favuzzi -, non ho mai saputo che cosa significhi recitare, eppure qualche trascorso, un po’ buffo e ridicolo, ce l’ho». Chiaro il riferimento a comparse in alcune scene di «Decameroticus» girate all’interno dell’Ospedaletto dei Crociati. «La ricordo molto bene quella data - prosegue il nostro testimone . Era il 12 agosto 1971 quando in città si sparse velocemente la voce di provini per un film che di lì a poco si sarebbe girato proprio a Molfetta. Esattamente un mese dopo mi sarei dovuto sposare. La comitiva di amici che allora frequentavo sapeva molto di più di quello che sapevo io. La maggior parte di loro era appassionata di cinema, trascorreva intere giornate in sala».
L’amarcord è molto nitido: «Ci presentammo tutti insieme per quei provini che si tennero in una delle ampie sale del Seminario regionale. Un luogo altrettanto insolito per il genere di pellicola per cui erano richieste le comparse. Cercavano uomini di media statura, bruni e con mani particolari. Questo è un dettaglio che ricordo benissimo perché insieme ai miei amici ci abbiamo scherzato per anni - rammenta -. L’assistente alla regia ci domandò se tra noi ci fosse qualche pianista proprio per via delle mani notoriamente più allungate. Ebbene, fui scelto io, perché effettivamente quei requisiti li avevo. Ricordo ancora oggi che i miei amici mi hanno rinfacciato per moltissimo tempo quella che loro definivano una fortuna, ma che io ancora non comprendevo benissimo».

Le riprese del film iniziarono nell’autunno del 1971 e si conclusero poco prima di Pasqua del 1972. Le scene girate a Molfetta risalgono a dicembre del 1971, poco prima delle festività natalizie, come ricorda Favuzzi. «La mia apparizione - narra - riguardò il primo episodio di “Decameroticus” e l’interno dell’Ospedaletto dei Crociati fu allestito tanto da farlo assomigliare a un monastero. Io impersonavo uno dei cinque frati che giravano attorno a uno dei protagonisti. Non mi sembrava vero - confessa a 48 anni di distanza - di trovarmi dinanzi a tutte quelle scene di nudo, tanto che mia moglie per mesi me l’ha fatta quasi pagare».

Secondo il racconto della comparsa molfettese, in fase di provino dovette slacciare i succinti abiti di altrettante avvenenti comparse selezionate a Bari, per replicare il tutto proprio in scena.

«Ero allettato dalla cosa - ammette, ancora oggi molto imbarazzato - ma troppo spesso la timidezza di un ruolo che sicuramente non era il mio mi frenava. Eppure il regista era soddisfatto e ricordo anche quel “ci sai fare ragazzo” pronunciato da Biagetti in una delle scene».

Nonostante quegli anni ‘70 costellati di trasgressione e trasformazioni sociali, a Molfetta il film (sicuramente non da Oscar) passò sottotono e in tanti vollero tacere su diverse scene di nudo registrate in città. A partire proprio dall’allora vescovo, monsignor Achille Salvucci, che tuttavia concesse il Seminario per casting e prove sceniche.

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