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Vigilia di Natale con Alessandro Siani

Lo show del comico napoletano il 24 dicembre, con tanti ospiti

Vigilia di Natale con Alessandro Siani

Dopo 25 anni di teatro e 15 di cinema, l’attore e comico napoletano Alessandro Siani racconta che ha voglia di sperimentare qualcosa di nuovo. Intanto l’ha fatto con l’ultima commedia uscita a fine ottobre, Il giorno più bello del mondo, andata benissimo. «Otto mesi di montaggio, tanti effetti speciali. Mi era già capitato di fare qualche film che ha funzionato molto bene», spiega con modestia riferendosi al mitico Benvenuti al Sud del 2010 e ai molti successi seguiti. «A questo ero più legato, perché è uscito in autunno contro le pellicole americane e per il tipo di proposta: più legata alle famiglie». Ora Siani prosegue la sperimentazione con uno spettacolo natalizio, intitolato Stasera felicità, in onda su Sky1 la vigilia di Natale, che unisce televisione, cinema e teatro, preso dal suo Felicità tour, che sta portando in giro in tutta Italia.
«Sarà un’ora e mezza dedicata al mio mondo, con cortometraggi legati ai film, alternati a momenti di intrattenimento puro sul palco con tanti ospiti. Comincio con un monologo sulla felicità e poi entrerà il cantante Achille Lauro, che è del tutto inaspettato. Il suo mondo è molto diverso dal mio, ma ci saranno anche personaggi più legati al mio lavoro, come Valentina Lodovini».
La felicità è una costante nell’universo di Siani.
«È qualcosa di talmente grande, che mi ha indotto a una riflessione importante e riportato al ricordo delle cose più semplici, di quando ero bambino: le vacanze con i miei genitori, stare sotto l’ombrellone con loro, una mano che mi stringe, e poi un giro in motorino e il vento che mi accarezza il viso. La felicità è quella: la semplicità di un abbraccio, non il grande incasso, non è solo per i ricchi o i poveri. È universale, un’emozione che può arrivare a tutti».
Com’era il Natale a casa sua, quando era da piccolo?
«Innanzitutto c’erano i soliti regali: pigiami, vestaglie, pantofole. Chiedevo: ma dobbiamo festeggiare Natale o ci dobbiamo ricoverare? Ma com’è? Con tutte le pantofole regalate a mio padre ci si poteva fare una partita a calcetto. Gli dicevo: tanto giochi in casa. Mia mamma mi regalava un maglione coi rombi, una tristezza unica. Era così. Una volta eravamo talmente in difficoltà economica che sotto l’albero c’erano solo le pile e sopra un biglietto con scritto: il giocattolo non è incluso. Però erano cose belle perché semplici, non come oggi che siamo sopraffatti dalla tecnologia. C’era tutta la famiglia insieme, il presepe, la zia che preparava i dolci. Puntualmente arrivava uno zio che diceva: ho preso queste pastarelle in una pasticceria che conosco solo io. La battuta allora era: se la conosci solo tu com’è che non ha chiuso ancora? Giocavamo a tombola e c’era sempre quello che diceva ambo al primo numero. Potrei continuare per un’ora. Quando era ai fornelli, mia nonna voleva che la porta della cucina rimanesse chiusa. Io entravo a chiedere: “Che si mangia?”, “Gamberi”. “Non li so aprire”. “Non ti preoccupare c’è anche l’astice”. “Non so aprire neanche quello”. “Senti” diceva mia zia: “ma la porta la sai aprire? Sì? allora aprila e vai di là».
Siani, lei è abile nell’alternare le sue due facce: quella da guitto e l’altra, più buona.
«La guitteria dissacrante mi dà la possibilità di essere comico, la bontà invece quella di entrare nei cuori. Oggi al cinema sono più vicino ai buoni sentimenti, alla favola incantata per bambini, invece nel prossimo film ritornerò alla guitteria per raccontare la società. Lo spettacolo televisivo invece è intrattenimento puro con un’atmosfera natalizia».
Tra i tanti ospiti che vedremo in scena, ha invitato l’attrice napoletana di Gomorra, Cristiana dell’Anna, e poi le protagoniste dei suoi film, come Ana Caterina Morariu, star di Si accettano miracoli ed Elena Cucci di Mister felicità. «Per una volta - spiega - saranno loro a fare un provino a me. Mi ricordo quando facevo anch’io i provini: è un momento bello e importante, ma anche complicato e per questo ho voluto dedicargli uno sketch. Magari si sta decidendo della tua carriera e intorno c’è una gran confusione. Resta che, come allenamento personale, è davvero importante».
Spicca il contrasto tra la sua grande popolarità e la sua totale assenza dai social.
«Non ho mai avuto l’esigenza di stare su Instagram, non mi interessa mettere la mia foto mentre mangio o sto in bagno. Una volta ho provato a fare foto a quello che mangiavo: la foto è venuta una schifezza e il mangiare si è fatto freddo. Sono negato. L’idea del selfie invece mi piace, perché così le persone hanno un ricordo, ma da solo no. E poi sui social bisogna prendere tutto con le pinze, non si può mai dare per certo quello che si dice. Più che preoccuparci delle fake news ci dobbiamo preoccupare delle fake lifes, le vite false: confondiamo ciò che siamo con quello che vorremmo essere».
Spesso si dice che i comici siano anche malinconici.
«Io per niente, evidentemente non sono comico».
Questo atteggiamento di stampo un po’ fatalista, quasi di rassegnazione, è tipicamente napoletano.
«Certo perché noi siamo nati con il vigile».
Cioè? «Il vigile viene e ti dice: “Non può parlare al telefono!”. E tu: Non sto parlando, sto solo ascoltando».

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