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Serie B

«Lecce, meccanismo perfetto ma occhio alle insidie della B»

L’ex Di Carlo: i salentini possono puntare in alto, basta restare coi piedi per terra

Lo stadio di Via del Mare di Lecce

LECCE - «Tra Verona e Lecce, venerdì scorso, la differenza l’hanno fatta le giocate di Mancosu, il gol di La Mantia e le parate di Vigorito. I salentini sono stati bravi e fortunati a tenere botta in avvio, quando gli avversari hanno creato un paio di ottime palle gol. Poi sono cresciuti ed hanno avuto, a loro volta, alcune opportunità per passare, sbloccando il risultato a fine primo tempo», dice Mimmo Di Carlo, allenatore di lungo corso, che conosce molto bene la serie cadetta, inquadra quanto accaduto nel match vinto dal Lecce a Verona.

«Nella ripresa, i padroni di casa hanno cercato di risalire la china, ma senza lucidità ed i giallorossi si sono difesi con ordine, ripartendo puntualmente in maniera pericolosissima, raddoppiando - prosegue, il tecnico di Cassino, che ha assistito alla sfida dagli spalti del Bentegodi -. Sul 2-0 in favore della propria squadra, il portiere ospite ha compiuto altri due interventi determinanti su occasioni nate da azioni confuse. L’affermazione centrata dall’undici guidato da Liverani è stata ampiamente meritata».

Di Carlo, che da calciatore ha militato nella società salentina nel 1999/2000 in serie A, collezionando solo 4 presenze, plaude alla prestazione di Bovo e compagni. «Hanno equilibrio ed una grande organizzazione - nota l’ex trainer di Vicenza, Mantova, Parma, Chievo, Sampdoria, Livorno, Cesena, Spezia e Novara - Dispongono di attaccanti che vedono la porta, di un ottimo Mancosu e difendono da squadra. Sanno soffrire, ma anche giocare la palla in maniera propositiva. Il collega Liverani ha plasmato molto bene la propria compagine. Tutti recitano il proprio spartito e ad essere determinante è il collettivo».
In testa alla classifica, il Pescara è davanti al Verona, che è tallonato dal Lecce, mentre il Benevento, altro team favorito per la promozione in A come quello veneto, è più indietro. «Ci sono almeno sette-otto squadre attrezzate per ambire alla zona playoff, ma è decisamente troppo presto per trarre degli auspici in prospettiva futura - sottolinea Di Carlo – Il torneo è appena iniziato. C’è un lungo cammino da percorrere. In serie B bastano due vittorie per ritrovarsi in alto, ma con due sconfitte si viene risucchiati in piena bagarre-salvezza. A questo bisogna aggiungere che nel girone di andata si gioca un certo tipo di calcio, spesso sbarazzino, mentre in quello di ritorno tutto diventa più difficile, in quanto ogni punto pesa come un macigno. Il Lecce è una formazione neo promossa, costruita molto bene in sede di mercato, con una campagna acquisti mirata. Liverani conosce bene i reduci del gruppo che ha primeggiato in C e molti dei nuovi arrivati e sa trasmettere la sua idea di calcio. Inoltre, nella piazza ed anche in seno alla rosa c’è entusiasmo».

A dispetto della disamina lusinghiera relativa ai giallorossi, Di Carlo ammonisce sui rischi sempre insiti nel torneo cadetto. «Il Lecce ha i mezzi per avere delle aspettative superiori alla semplice permanenza, ma solo a patto che tutto l’ambiente resti sempre con i piedi per terra – rimarca l’allenatore laziale – I salentini devono badare a raggiungere la quota permanenza e solo allora dovranno alzare l’asticella delle ambizioni. Se sapranno avere continuità di risultati, limitando i passi falsi, allora potranno lottare per un traguardo più prestigioso. Quando ho visto all’opera il complesso giallorosso ho avuto l’impressione che sia destinato a crescere parecchio, che abbia ampi margini di miglioramento. Le insidie, però, sono sempre dietro l’angolo. Basta un nulla per smarrire la retta via e rendere più complicato il cammino».

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