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LECCE - Oltre sessanta minuti di dominio quasi assoluto. Oltre un’ora in cui i ruoli ipotizzati alla vigilia si sono invertiti, con il Lecce a vestire i panni della grande favorita per l’immediato ritorno in serie A e l’acclamato Benevento ridotto al rango di una neopromossa. Domenica sera al «Vigorito» è accaduto quello che non ti aspetti. E non è accaduto per caso.
La prestazione della debuttante giallorossa consente di dimenticare perfino i tre gol di vantaggio malamente difesi. In altre circostanze si sarebbe potuto gridare allo scandalo per tanto spreco. L’amaro in bocca resta, ma i motivi di soddisfazione superano ampiamente la sensazione dell’incompiuta. La prova di fuoco piazzata dal calendario al debutto è stata superata.

Il Lecce c’è. Niente voli pindarici, siamo solo alla prima partita. Ma ora tutti sanno che questa squadra ha i mezzi per raggiungere l’obiettivo primario, e vitale, della salvezza.
I dubbi sul suo reale valore, sorti dopo il 4-0 subito al «Ferraris» in coppa Italia dal Genoa, sono stati fugati.
Liverani ha costruito un capolavoro tattico che ha mandato in tilt la temibile «corazzata» (definizione del tecnico alla vigilia) sannita. Vincente la scelta a sorpresa di schierare Mancosu in posizione di trequartista, come già in qualche occasione la scorsa stagione. E di avanzare Falco affiancandolo a un altro attaccante di movimento come Pettinari. Il trio ha fatto vedere le streghe ai padroni di casa. Mancosu e Falco hanno messo a segno l’uno-due, Pettinari ha servito un assist al bacio per il primo gol del centrocampista sardo. Per il resto, una squadra corta, pronta a togliere il fiato al Benevento grandi firme e ad andare a colpire senza paura. E anche propensa a fare gioco: lo dimostra il dato del possesso palla, quasi equivalente: 51 per cento per i sanniti (nella percentuale rientra il lungo assalto finale); 49 per gli ospiti.

Le note dolenti sono iniziate quando qualcuno è andato in debito d’ossigeno e la compattezza è stata smarrita. Difficoltà preventivabili per un gruppo totalmente rinnovato (Mancosu e Arrigoni i soli reduci della serie C in campo) e con tre-quattro elementi che lavorano insieme con i compagni solo da pochissimi giorni. Falco, tartassato per l’intera gara, è uscito stremato; Liverani ha optato per la difesa a cinque; il subentrato La Mantia ha fallito il compito di tenere alta la squadra. Il Benevento, che pure si è limitato a buttare palloni in area, ha beneficiato delle disattenzioni sulle palle da fermo, di un rimpallo e di un rigore evitabile. Tutti aspetti su cui il tecnico dovrà lavorare.

Ma che non inficiano la portata di una prestazione che ha sorpreso pure il presidente Saverio Sticchi Damiani. «Ero convinto che avremmo fatto una buona gara ma, sono sincero, non del livello che abbiamo visto. Per 70 minuti - sottolinea - abbiamo messo sotto, e sul suo campo, una formazione costruita per vincere il campionato. Le mosse iniziali di mister Liverani sono state azzeccatissime». Peccato solo per la rimonta subita. «Esordire in serie B con una vittoria sarebbe stato memorabile, ma gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi. Come il calo fisico accusato nel finale, specie dai giocatori che non hanno fatto il ritiro con noi». Il presidente ha di che essere soddisfatto: «È stato inaugurato un nuovo ciclo nel migliore dei modi; partire così non era scontato e avvalora le scelte compiute sul mercato. Abbiamo puntato su elementi tecnici e propositivi, per formare una squadra che provi sempre a giocarsela: l’avvio è stato incoraggiante. Certo, non sempre troveremo di fronte un avversario deciso a vincere e che ci lascia campo. Le difficoltà aumenteranno quando affronteremo formazioni chiuse, che puntano soprattutto a non prenderle».

Domenica sera al Via del Mare, per il debutto casalingo, il Lecce affronterà la Salernitana. «Ci arriviamo con qualche sicurezza in più, ma anche con la consapevolezza - avverte Sticchi Damiani - che ci sono aspetti da migliorare. La serie B non è la serie C e il finale di Benevento lo ha dimostrato. In questo campionato regna l’equilibrio, anche una partita che sembra ormai chiusa può essere riaperta. Ma oggi mi piace guardare al bicchiere mezzo pieno».

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