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Foggia, incredulità mista a felicità

Il ds Di Bari: «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario, dalla D alla B in 5 anni»

Beppe Di Bari, ex giocatore ed ora direttore sportivo del Foggia

Beppe Di Bari, ex giocatore ed ora direttore sportivo del Foggia

CALCIO FOGGIA - Dal 2012 in poi sono cambiati presidenti, soci, allenatori, quasi tutti i calciatori. Ma c’è anche chi ha vissuto per intero la rinascita del Foggia e ne è stato tra gli artefici: è il caso del direttore sportivo Giuseppe Di Bari, l’unico componente dell’area tecnica rossonera, assieme al team manager Diego Valente e al preparatore dei portieri Nicola Dibitonto, ad aver inciso il suo nome in calce alla scalata cominciata con il ripescaggio dalla Serie D alla Seconda Divisione, e proseguita con il salto dalla C2 alla Lega Pro unica, la conquista della Coppa Italia di Lega Pro e la promozione diretta in B, dieci mesi dopo l’amaro epilogo delle finali play-off contro il Pisa.

Di Bari, il Foggia ha dato un calcio a illusioni, delusioni, fallimenti ed è tornato a ruggire riprendendosi storia, futuro, speranza.

«Non mi sembra vero, vivo una sensazione di grande gioia, mista ad incredulità ed incoscienza. Quando ho cominciato la mia avventura con il Foggia da d.s. speravo di poter compiere il percorso inverso rispetto a quello che avevo tracciato da calciatore con la maglia rossonera. Siamo a buon punto. Pochi club sono riusciti a scalare 3 categorie in 5 anni. Non era affatto facile».

Qual è stato il segreto di questa rinascita, al di là di scelte cruciali rivelatesi indovinate, come quelle degli allenatori (Padalino, De Zerbi e Stroppa) e dei centravanti (Giglio, Iemmello e Mazzeo)?

«L’aver creato dall’inizio una famiglia nello spogliatoio. Il tratto distintivo della “foggianità” con cui abbiamo iniziato quest’avventura ci ha permesso di formare un gruppo forte e unito, in cui ogni giocatore nuovo che abbiamo preso non ha avuto difficoltà ad integrarsi e a seguire la strada aperta da chi c’era prima».

A Fondi, al triplice fischio finale, cos’ha pensato?

«Mi sono emozionato molto: ho pianto nel vedere i tifosi, il tecnico e la squadra festeggiare insieme in campo. Di solito riesco a non far trasparire le mie emozioni. Domenica non ce l’ho fatta. E’ stato anche un modo per scaricare la rabbia e le tensioni accumulate durante la stagione. Le critiche più feroci le ho ricevute io, dopo l’esonero di De Zerbi e il calciomercato estivo. Cerco sempre di operare al meglio, di fare valutazioni con attenzione, lungimiranza e tranquillità, per ridurre il margine di errore. E mi assumo la responsabilità di rischiare, perché la fortuna aiuta gli audaci».

Anche dopo la sconfitta interna col Fondi non ha perso la fiducia ed era convinto che la squadra avrebbe vinto il campionato.

«Sono ottimista di natura. Inoltre avevo delle percezioni positive, ed io mi fido molto delle mie sensazioni».

Il girone di ritorno del Foggia è stato straordinario.

«Si sono incastonati più fattori positivi, che ci hanno spinto nella grande rimonta e volata fino a tagliare il traguardo: il rientro di Mazzeo dall’infortunio, gli innesti operati col mercato di gennaio, il fatto che la squadra sia esplosa a livello atletico e che il mister sia riuscito ad entrare in piena sintonia con i ragazzi. Va dato atto a Stroppa di aver fatto un gran lavoro».

A chi dedica la promozione?

«Ai miei genitori, Donato e Antonietta: hanno avuto problemi di salute nell’ultimo anno e la loro voglia di combattere mi ha dato la forza, nel mio lavoro, di non arrendermi e di lottare affinché il Foggia potesse finalmente vivere una gioia immensa».

In tutta Italia si è tornato a parlare in positivo del Foggia, lei ha ricevuto molti messaggi in questi giorni.

«Sì, tante congratulazioni: da colleghi come Capozzucca, Sartori, Angelozzi, Giuntoli; da ex compagni in rossonero Di Biagio, Biagioni, De Vincenzo, Bianchini, Sciacca, Bressan, Nicoli, Mandelli ed ex allenatori del Foggia come Delio Rossi e Pasquale Marino.

Decine di migliaia di tifosi in piazza Cavour, è stata una festa pazzesca.

«C’era un’atmosfera incredibile, magica, un’euforia incontenibile. Quando sono salito sul palco ho avuto i brividi».

I prossimi obiettivi del Foggia?

«Chiudere bene il campionato e provare a vincere la Supercoppa di Lega Pro».

Il futuro di Di Bari e Stroppa quale sarà?

«Vogliamo dare continuità al lavoro avviato. Ho un altro anno di contratto, se la società vorrà darmi ancora fiducia non ci saranno problemi a proseguire insieme. Credo che si vada in questa direzione. Dare continuità vuol dire che l’intento è proseguire con Stroppa: il mister ha il contratto in scadenza, fra qualche settimana avremo un incontro con lui e ne discuteremo».

Ai tifosi cosa si sente di dire in questo momento?

«Di credere sempre nelle persone che in questa società hanno dato tanto per riportare il club in alto e tanto ancora daranno. Siamo tutti foggiani, non vogliamo altro che il bene del Foggia».

Raffaele Fiorella

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