Mercoledì 19 Settembre 2018 | 05:44

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serie b

Sogliano e il nuovo Bari
«A me piace anche così»

«Ci sono sette squadre davanti a noi ma vogliamo crescere»

Sean Sogliano

di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - La solita chiacchierata con i giornalisti alla fine del sempre più logorante periodo dedicato al mercato. Sean Sogliano non ha annunci da fare, nè messaggi da recapitare. «Sono qui, pronto a soddisfare qualsiasi richiesta di chiarimento», l’approccio del direttore sportivo biancorosso nella sala stampa «Gianluca Guido» del «San Nicola».

Operazioni chiuse, c’è spazio allora per un piccolo bilancio. «Facciamo una premessa, io per carattere non sono mai contento e quindi non lo sono nemmeno stavolta - dice - ma credo sia stato fatto un buon lavoro. Con la società e l’allenatore abbiamo tracciato delle linee guida e abbiamo provato a seguirle. Non sono riuscito a fare tutto ciò che mi ero prefisso, com’è normale che sia accaduto. Anche perché il Bari è una società che vuole rispettare le regole sul piano del rispetto dei bilanci. Però ci siamo mossi provando a seguire un filo logico. Rimpianti? No. Molti mi chiedono se ho rabbia per non essere riuscito a portare a Bari un calciatore come Dezi. La risposta è no. Un no secco. Perché non posso andar dietro ancora a chi ha, legittimamente, scelto di andare a giocare in un’altra squadra. Io sono contento dei ragazzi che indossano la maglia del Bari».

Sogliano è un uomo di calcio già abbastanza navigato nonostante sia ancora giovanissimo. Ed è sopratutto un uomo intelligente. Sa bene che il giudice sovrano è il campo. Non esiste un mercato «promosso» di fronte a risultati negativi. Ecco che serve spiegare, la chiarezza prima di tutto. «Il presidente Giancaspro fa il possibile e gioca tutte le carte a sua disposizione - dice Sogliano - ma deve essere chiaro che il Bari non può fare certi tipi di operazioni. Per esempio, il Bari non può comprare Caputo alle cifre spese dall’Empoli. Preferiamo rinunciare ma non fare fatica a pagare gli stipendi. Credo che in B ci siano sette squadre con potenzialità superiori alle altre. Parlo delle tre retrocesse dalla A, che possono contare su cifre importanti per via dello scivolo (Pescara, Palermo ed Empoli, ndr). Poi ci sono Carpi e Frosinone che rappresentano realtà solide sul piano della proprietà e per giunta in campo già da qualche anno. Infine, due neopromosse: parlo di Parma e Venezia, che possono contare su patron in grado di investire tanto. Il Bari, però, c’è. Ho lavorato potendo contare sullo stesso budget della passata stagione. E di questo devo essere grato al presidente Giancaspro, che comunque vuole essere protagonista. In alcuni casi abbiamo trovato proprietà che ci hanno aiutato nel pagamento di ingaggi robusti (Marrone, ndr). In altri siamo stati abili a capitalizzare: con il prestito oneroso di Furlan al Brescia ci siamo garantiti il cartellino definitivo di Cissè, uno che l’anno scorso ha fatto benissimo nel Benevento. E poi, Kozak. Siamo obbligati a cercare anche le cosiddette scommesse. Se riuscissimo a riportarlo in forma lui è uno che in questa categoria c’entra nulla. Guadagnerà pochissimo, ha accettato con entusiasmo questa sfida».

Chiarezza anche sulle operazioni in uscita, quelle riuscite e quelle no. «Greco era già in viaggio verso Ascoli, poi l’hanno chiamato per dire che non se ne faceva più nulla. Meglio se sto zitto... Moras è stato un galantuomo. Poteva restare e fare un ruolo da chioccia e invece ha capito che sarebbe stato meglio andare a giocare in serie A greca. Non avevo dubbi sull’uomo, forse sarà una sorpresa per altri. Scalera? Tutto falso. Con l’Atalanta ci fu una chiacchierata ma l’anno scorso, in questa sessione nulla. E niente di vero anche sul prestito al Cesena». Infine Vergara. «Il ricorso spetta al Milan, non so se hanno intenzione di presentarlo. Noi comunque nomn andiamo a caccia di un difensore svincolato. Ne abbiamo quattro e c’è anche Cassani», la chiosa finale.

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