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Bari, Floriano nel mirino. Ciccio Insanguine: «La D non è scontata, serve umiltà»

«Simeri è bravo, può diventare un trascinatore. Mi piacerebbe rivedere uno come Brienza in campo»

Bari calcio ultrà curva

Ultimo giorno lontano da casa per il Bari. Ieri la squadra biancorossa ha concluso il ritiro al Park Hotel Mancini di Roma: per il tecnico Giovanni Cornacchini ed i suoi uomini scatteranno ora due giorni di riposo prima di riprendere il lavoro martedì prossimo, in sede. La curiosità è altissima nella città del pallone che non vede l’ora di conoscere i protagonisti e le strategie del nuovo progetto avviato dalla famiglia De Laurentiis.
Il sipario si alzerà ufficialmente domenica 9 settembre: alle 15 (fugati tutti i dubbi organizzativi) i galletti affronteranno il Bitonto per il turno preliminare di Coppa Italia di serie D. Nel frattempo, la dirigenza biancorossa sta continuando a vagliare nomi altisonanti sul mercato: vanno soltanto definiti sul piano formale gli arrivi delle punte Demiro Pozzebon (30 anni, svincolato dal Catania) e Samuele Neglia (27enne, ex Siena), ma nel mirino sono finiti addirittura la punta esterna Roberto Floriano, 32 anni, in procinto di rescindere il vincolo con il Foggia, nonché il centrocampista Francesco Bolzoni, 29 anni ed una carriera interamente spesa tra A e B con le maglie di Inter, Frosinone, Siena, Palermo, Novara e Spezia, senza dimenticare le 14 presenze in nazionale under 21 tra il 2007 ed il 2010.
«Il Bari in serie D è una tragedia sportiva, ma se passare dall’inferno significa avere una proprietà come la famiglia De Laurentiis, allora è un male sopportabile». Se lo dice lui, c’è da fidarsi. Il campionato nazionale dilettanti non ha segreti per Vittorio Insanguine, ex attaccante di razza, autore di quasi 200 gol in campionato sparsi per l’intera Puglia: Fasano, Brindisi, Taranto Fidelis Andria, Casarano, Matera, Manduria e la natia Monopoli le piazze in cui ha militato, con Ravennza unica parentesi fuori regione della sua lunghissima carriera. «Nella mia vita - afferma l’ex bomber, oggi allenatore - ho imparato che il progetto a lungo termine conta molto più dell’effimera emozione che si spegne nell’arco di un campionato. Ecco, in questo senso ora il Bari ha una solidità finanziaria che permette di programmare con grandi ambizioni. Ora occorre sostenere la squadra nel frangente più delicato: tra pochi anni i biancorossi torneranno in A. E ci resteranno».
Già, ma nel frattempo come si esce dall’inferno della D? «Non sarà una passeggiata, ma vedo che la società sta allestendo una squadra già di categoria superiore. Leggevo insoddisfazione sul girone: ebbene, non sarei così negativo. In Puglia assicuro che il coefficiente tecnico sarebbe stato molto più alto, senza dimenticare che ogni avversaria avrebbe aspettato il Bari per disputare la partita della vita. In Calabria e Sicilia, invece, spesso i biancorossi saranno un evento, una festa. Certo, sul campo nessuno fa regali, ma mi sembra che il Bari sia la classica corazzata irraggiungibile».
Conosce gli attaccanti su cui sta puntando il club biancorosso? «Simeri è un bel prospetto, può diventare un trascinatore perché oltre il fiuto del gol, possiede spirito di sacrificio. Tuttavia, vorrei rivedere Brienza nel Bari: nelle categorie minori, sono sempre più rari i centravanti che si “inventano” i gol sulle palle sporche oppure con un’acrobazia. Perciò, chi fornisce gli assist è molto più determinante di chi realizza».
Individua l’arma per emergere e l’errore da non commettere: «L’errore da evitare è pensare di ottenere la promozione solo per il nome che porti. Ogni gara va giocata e vinta sul campo. Il valore aggiunto sarà la fame: mettetevi dei panni di un calciatore tesserato per il Bari di De Laurentiis: è fin troppo evidente che sia l’opportunità della vita che ognuno sfrutterà».

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