Martedì 16 Ottobre 2018 | 07:19

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Nuova era biancorossa

Bari in C? La norma non lo consente

Il Presidente della Lega tira il freno, ma lascia aperta una possibilità

Bari calcio ultrà curva

Il Bari ci spera eccome. Non sarà semplice ripartire dalla serie C.
Il neo presidente Aurelio De Laurentiis ha annunciato in tempi non sospetti la volontà di ricominciare almeno dal terzo campionato nazionale, così come il sindaco Antonio Decaro si vuole battere per salvare il professionismo nella città del pallone. A tal proposito, oggi Decaro dovrebbe avere un colloquio con il commissario straordinario della Figc, Roberto Fabbricini, per provare a comprenderequali margini esistano per il club biancorosso. Possibile che sia proposta l’idea di un bando pubblico, aperto a tutti i club che potenzialmente possiedano i requisiti per l’ammissione in C e completare, così, il format a 60 squadre, a fronte delle 56 attualmente certe dell’iscrizione.
«Ciò che avviene sopra di me, non dipende dalla mia volontà. Ma se si devono tenere presenti le regole, allora devo dire che i margini di una partecipazione del Bari al campionato di serie C sono inesistenti»: così parla Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro. Parole che meritano tutti i chiarimenti del caso.
Presidente Gravina, detta così sembra quasi che il Bari non lo vogliate
«Niente di più falso. La situazione del Bari è determinata dalle norme, non dal sottoscritto. Sono pugliese (è tarantino di Castellaneta, ndc), legatissimo alla mia terra, perfettamente consapevole del lustro che conferisce il Bari al calcio italiano. Chi non vorrebbe una realtà che porta con sé un patrimonio inestimabile di presenza ed entusiasmo? Certo non devo dire io che la collazione naturale di un contesto simile sia la serie A: i numeri sono eloquenti. Ma occorre confrontarsi con una situazione di fatto che non consente scorciatoie».
Che cosa osta in modo così netto al Bari in C?
«I termini per una riammissione sono scaduti da tempo. Ed è un particolare che non riguarda solo il Bari, ma tutte quelle realtà che non hanno presentato domanda o fossero sprovviste di requisiti entro le note scadenze. Una volta venute fuori le voci sul Bari, altri club mi hanno scritto: penso a Messina, Modena, Taranto, Latina. Società costituite ben prima dei galletti. Io giro tutto in Federazione: c’è chi è preposto a certe decisioni, ma la mia posizione non cambia».
Resta il problema di un numero di club inferiore rispetto al format della Lega Pro.
«Il format è determinato dalle formazioni che hanno requisiti e diritto di partecipazione al torneo. Già in passato, siamo partiti con lacune di organico. Finora le società che possono giocare in C sono 56: ci siamo organizzati con un girone da 20 e due da 18. Abbiamo rinviato i calendari solo per aspettare gli esiti dei ripescaggi in serie B. Ma il 22 presenteremo i calendari ed il due settembre partirà il campionato. Noi siamo pronti».
Che idea si è fatto di quanto avvenuto al Bari?
«È stata una catastrofe sportiva. E da pugliese ne ho sofferto particolarmente. Ma come si può pensare che qualsiasi sportivo italiano resti indifferente di fronte al default di un club così prestigioso? Peraltro, il tracollo è avvenuto così rapidamente da impedire un qualsiasi soccorso alla società, magari anche con semplici opere di sensibilizzazione».
Dunque dobbiamo rassegnarci alla serie D?
«Dopo una tragedia di tali proporzioni, bisogna guardare il positivo. Ovvero, a quanti hanno mostrato interesse a fare calcio a Bari. Ci sono tutti i presupposti per una risalita rapida. Se ci è riuscito il Parma, perché non dovrebbe esserne capace il Bari che possiede una bacino d’utenza più grande rispetto a quello emiliano? De Laurentiis, peraltro, è una garanzia di solidità e competenza. Ma forse dovrebbe evitare di illudere la piazza con il discorso sulla serie C. In fondo, conosce bene i limiti sulle multiproprietà.»
In che senso?
«Il regolamento impedisce di possedere due squadre nelle categorie professionistiche. Si può avere una squadra professionista ed una dilettantistica: se poi quest’ultima sale di categoria, allora si entra in regime di deroga, fino ad un’eventuale concorrenza nella stessa categoria. L’esempio di Lotito è eloquente: la Salernitana è arrivata in B partendo dalla serie D.»
Come reagirebbe qualora fossero in qualche modo riaperti i termini per l’ammissione in C?
«Non posso oppormi alle determinazioni della Federazione. Dico soltanto che si creerebbero pericolosi precedenti in un momento in cui, invece, il nostro calcio ha un terribile bisogno di certezze e di proprietari in grado di portare avanti progetti seri. Il Bari, in tal senso, ha trovato una delle migliori espressioni in assoluto e sono certo che De Laurentiis saprà riaccendere l’entusiasmo con lavoro e risultati».

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