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Bari, in 9 mesi persi altri 5,6 milioni

Venerdì Giancaspro dovrà versarne almeno 3: «Poi faremo cassa con le vendite dei giocatori»

Bari, in 9 mesi persi altri 5,6 milioni

BARI - Nei primi nove mesi della stagione appena conclusa il Bari ha prodotto perdite per 5,6 milioni di euro. Un buco che si somma a quello già maturato al 30 giugno 2017, pari a 5,3 milioni, cui Mino Giancaspro aveva fatto fronte con versamenti per 2,9 milioni. Ma adesso, semplicemente per ripianare le perdite fin qui accumulate, il patron biancorosso dovrà tirare fuori altri 3 milioni. Salvo poi farsi carico dell’iscrizione al prossimo campionato.

È questo il tema dell’assemblea in programma sabato, dove Giancaspro dovrà procedere alla ricapitalizzazione. Al 31 marzo scorso, infatti, il Bari ha un patrimonio negativo per 4,49 milioni, ma l’imprenditore molfettese ha nel frattempo effettuato versamenti in conto futuro aumento di capitale per 1,4 milioni. I biancorossi - dice la relazione al rendiconto sui primi nove mesi - a partire da gennaio si sono ritrovati in «una crisi di liquidità», dovuta a fattori esogeni (la contrazione dei ricavi dalla Lega) ma anche «dalla decisione dell’allora amministratore unico (lo stesso Giancaspro, ndr), in accordo con lo staff tecnico, di evitare la cessione dei diritti contrattuali alle prestazioni sportive di alcuni calciatori innanzitutto al fine di mantenere immutata la rosa della prima squadra ed anzi di rafforzarne l’organico». Giancaspro avrebbe insomma potuto rimettere i conti in sesto cedendo ad esempio un Galano, ma ha invece voluto puntare alla promozione. Ed ora ne paga le conseguenze sul piano economico.

Venerdì le perquisizioni della Finanza hanno fatto emergere l’esistenza dell’indagine penale per ostacolo agli organi di vigilanza a carico di Giancaspro e di tre dipendenti della Popolare di Bari. L’accusa è di aver «truccato» i documenti relativi al pagamento di Irpef e contributi dovuti entro il 16 marzo e versati in realtà il 6 aprile, seppur con valuta retrodatata, per evitare la penalizzazione. Sul punto però fonti della società biancorossa si esprimono in termini di assoluta fiducia: le quietanze dei famosi modelli «F24» utilizzate per quei pagamenti ed acquisite venerdì dalla Finanza - è la tesi - riportano chiaramente la data del 6 aprile, mentre l’estratto conto su cui gli stessi giudici federali avevano evidenziato «incongruenze» (riporterebbe l’addebito in conto degli «F24» in data 16 marzo, mentre quello successivamente acquisito dalla Procura riporta appunto la data al 6 aprile) sarebbe stato fornito per lettera dalla stessa banca.

Ma quella che si apre domani è una settimana delicata soprattutto per il futuro della società. Gli interventi dei soci - è detto nella relazione al rendiconto - non dovranno essere limitati «alla integrale copertura delle perdite e alla ricostruzione del capitale sociale», oggi fissato a 7,5 milioni (ma il minimo di legge è 50mila euro), «ma possibilmente idonei a garantire un adeguato substrato patrimoniale alla società, se del caso anche attraverso l’eventuale apertura a terzi». Ma soprattutto, facendo cassa: il Bari può «adesso discorre della concreta opportunità di collocare sul mercato i diritti contrattuali alle prestazioni di alcuni calciatori, acquisite a condizioni particolarmente favorevoli e la cui quotazione risulta del tutto lievitata». La Fc Bari in quasi tre anni ha accumulato perdite per oltre 18 milioni di euro. L’alternativa alla ricapitalizzazione cui si troverà di fronte l’assemblea dei soci è, ovviamente, la liquidazione, che significherebbe l’addio al calcio professionistico.

GIOVANNI LONGO e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

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