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Azienda sociale | Le suore imprenditrici

La tradizione dei dolci fatti dalle Clarisse

Ad Altamura un laboratorio artigiano con tipicità ghiotte

Calo delle vocazioni? Con un’apertura alle lavoranti esterne si sta salvando dall’estinzione un’attività claustrale

IN CLAUSURA - In una vecchia foto le Clarisse di Altamura  in laboratorio

IN CLAUSURA - In una vecchia foto le Clarisse di Altamura in laboratorio

C’è un sottile filo di zucchero che unisce le monache, di clausura, con il mondo che hanno lasciato lì fuori. Per gustare sapori di un tempo dimenticato, senza bussare alle porte delle Clarisse, bisogna andare ad Altamura dove la pasticceria del Monastero di Santa Chiara produce con cura artigianale e ricette tramandate nei secoli solo oralmente, da una suora all’altra. Sono i conventi ad aver custodito e tramandato fino ai giorni nostri i segreti ed i sapori dell’arte dolciaria che – in particolare in Puglia e in Basilicata – è legata alle celebrazioni religiose.

La crisi delle vocazioni ha richiesto un forte cambiamento. Oggi le clarisse di Santa Chiara sono una quindicina, la più giovane ha 36 anni e la meno giovane 90. La produzione di pasticcini e torte prelibatissime era, nella storia, il modo che utilizzavano per ringraziare coloro che prestavano loro attenzioni ed aiuto. Ma era anche una maniera per utilizzare le materie prime locali, come le prelibatissime mandorle ed i fichi secchi, che devoti e parenti donavano loro. Nonché i dolciumi, che non si consumavano abitualmente come facciamo oggi, scandivano il calendario delle feste religiose.

Mani operose e sapienti, quelle delle suore di clausura che ad Altamura stavano per fermarsi se non fosse stato per la collaborazione di lavoranti esterne. Di qui l’idea, diventata realtà nel 2014, di diventare suore – imprenditrici. Diventa realtà utilizzando i locali a piano terra del Palazzo Carlucci ricevuto in donazione. Il coraggio non gli manca, pregano e si caricano di un mutuo per ristrutturare l’immobile ed acquistare le nuove attrezzature. La determinata volontà di tramandare i saperi e i sapori, però, sta facendo andare avanti questa pasticceria dai sapori direi paradisiaci.

Alternando la preghiera alle faccende domestiche, le suore oramai si dedicano alla produzione dei dolci solo quando c’è bisogno di aiuto per grandi ordini, come ci racconta l’amministratore Michele Cornacchia. Sono le abili mani delle religiose di Santa Chiara ad aver confezionato le bontà che accompagnano i matrimoni e gli eventi di generazioni di famiglie di Altamura e dintorni.

Ora il laboratorio con lo shop nel cuore della città, affianco al monastero delle Clarisse, con la consulenza del pasticciere Francesco Paolo Fiore ha rappresentato una svolta. Dalle celebri tette delle monache, ripiene di crema e dal nome legato alla leggenda, fino ai rafaioli, soffici pan di spagna con cuore di pasta reale e glassa di cioccolato bianco e nero, il messaggio è chiaro: dolciumi sì, ma con ingredienti di qualità.

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