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Acqua e vino, un binomio di grande interesse. Possibile? Sì, perché l’approccio rigorosamente scientifico è all’acqua come risorsa e innovazione della produzione del vino. E’ in questa direzione che hanno approfondito gli studi i ricercatori pugliesi dell’Università del Salento Pier Paolo Miglietta (affiliato alla Libera Università di Bolzano), della LUM Domenico Morrone e di Lucrezia Lamastra (Piacenza), in una collaborazione con l’Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

«Abbiamo valutato efficienza idrica e la produttività idrico economica dei vini italiani con Denominazione di Origine (DOP e IGP) – scrivono i ricercatori - , come potenziale strumento gestionale per migliorare le performance produttive. Lo studio è relativo all'Italia, primo produttore mondiale, e analizza i dati di vini DOP e IGP al terroir. I risultati mostrano i cinque migliori vini DOP e IGP per consumo idrico e produttività idrico economica e il loro trend dal 2011 al 2015».

L'uso sostenibile delle risorse idriche è il futuro della produzione vitivinicola italiana. Aree geografiche, clima, meteo e adattabilità delle colture influiscono sulla qualità finale dei vini DOP e IGP. «Le viti, sebbene tolleranti agli stress idrici in confronto alla maggior parte delle colture, hanno un fabbisogno irriguo minimo necessario durante i periodi di siccità gravi. L’impronta idrica e la produttività idrico economica dell'intero processo viticolo, possono fungere da base per la formulazione di strategie di risparmio idrico. Avere una maggiore produttività idrico economica significa – come spiegano Miglietta, Morrone e Lamastra - che i vitigni richiedono meno acqua e meno superficie, potendo produrre maggiori quantità di vino e maggiore valore economico, derivante da più elevati prezzi di vendita».

I risultati? «La pianificazione della produzione viticola italiana, basato anche sui concetti di impronta idrica e produttività idrico economica, rappresenta il potenziale per raggiungere l'obiettivo di una sostenibilità duratura».

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