Giovedì 21 Marzo 2019 | 13:24

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OSTUNI - Una misura cautelare reale è stata eseguita dal Commissariato della Polizia di Stato di Ostuni nei confronti del 54enne ostunese, P.C. al quale è stato sequestrata un’autovettura e un conto corrente bancario.

L’uomo, già tratto in arresto per i reati inerenti lo spaccio di grossi quantitativi di droga del tipo hashish, ricettazione ed evasione dagli arresti domiciliari, ha visto il Giudice per le Indagini preliminari, dott. Stefania De Angelis, nell’ambito delle disposizioni del Codice Antimafia, disporre la confisca previo sequestro a carico dell’uomo, della somma di 13 mila e 600 euro sulla base della articolo 12 sexies del D.L. 306 del 1992 (che dispone la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito).

Si è giunti a ciò dopo una complessa attività coordinata dalla Procura della Repubblica di Brindisi, col Pubblico Ministero, dott. Raffaele Casto, che ha visto in azione agenti del Commissariato ostunese con i militari della locale Compagnia della Guardia di Finanza i quali hanno eseguito l’attività di sequestro di beni mobili illegittimamente acquisiti nel corso del tempo da parte dell’uomo.

Come si ricorderà, il 54nne era stato tratto in arresto per spaccio di circa 5 chili di hashish e, dopo un periodo di carcere, era stato assegnato agli arresti domiciliari. I costanti controlli da parte degli agenti evidenziarono delle violazioni che ne determinarono la riassegnazione in carcere mentre, prima di ciò, nel corso di una perquisizione in casa e prima della traduzione nella Casa circondariale, l’uomo fu trovato in possesso della somma di 13.600 euro in banconote di diversi tagli e nascoste all’interno di una busta dentro un doppiofondo appositamente ricavato in un mobile dell’abitazione, oltre alla contabilità dello spaccio, sim card e telefoni cellulari.

Un somma eccessivamente elevata e sproporzionata rispetto al reddito e della quale l’interessato non era in grado di dare alcuna valida giustificazione in merito al possesso.

Dopo il sequestro, veniva chiesta la confisca del denaro poiché accertamenti relativi ai redditi dichiarati e alle attività economiche svolte dal P.C. consentivano di dimostrare che lo stesso non aveva mai di fatto lavorato, dichiarando ufficialmente redditi neppure adeguati a garantire il soddisfacimento dei bisogni primari della persona.

Il provvedimento di contrasto alla criminalità mafiosa mira ad evitare che il danaro di provenienza delittuosa possa consentire la commissione di altri delitti gravi come quelli per i quali è giunta a carico di P.C., la condanna in via definitiva.

Venerdì scorso, dopo aver rintracciato l’uomo, si è proceduto ad i beni mobili attualmente nella sua disponibilità, sottoponendo a sequestro penale un’auto (del valore di circa 2000 euro) e un conto corrente bancario a lui intestato.

Le attività proseguono al fine di poter rintracciare altri beni da sottrarre all’uomo e assicurarli alla giustizia.

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