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«Non era caffe ma tangente»

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PIERO ARGENTIERO

Quattro ore di domande e risposte dalle quali è emerso uno spaccato davvero triste di quella che fu l’ amministrazione di Cellino San Marco sciolta, peraltro, per contiguità con ambienti malavitosi. Un tangentificio, stando alle parole dell’ex sindaco. Francesco Cascione, avvocato, arrestato per mazzette il 10 aprile del 2015. Cascione ha affrontato l’esame e il contro esame nell’udienza del processo a tre suoi coimputati. Lui è ormai fuori come anche altri. Confessò e patteggiò la pena di tre anni e quattro mesi di reclusione. Una brutta parentesi della sua vita. E’ tornato alla sua professione di avvocato penalista e con la politica ha chiuso. <Maledico il giorno in cui cominciai a fare politica>, ha detto con un velo di amarezza negli occhi e nella voce l’ex sindaco rispondendo al collegio presieduto dal giudice Genantonio Chiarelli (a latere Francesco Cacucci e Barbara Nestore), alle domande del pubblico ministero Luca Miceli e degli avvocati. Ha confermato quello che aveva già ammesso in sede di indagini preliminari, dopo il suo arresto. Ha ammesso di avere preso mazzette da alcuni imprenditori e di avere ricevuto di promesse di <offerta di caffè> da parte di altri. Ha detto che Ricchiuto, imprenditore leccese. Gli diede una prima mazzetta di 10mila euro e altri settemila glieli fece consegnare da Bruno, altro imputato nel processo, in una busta, messa tra le pagine di un giornale.

L’inchiesta dalla quale è scaturito questo processo fu denominata <Do ut des>. Mazzette promesse e mazzette versate al sindaco e ad altri amministratori in cambio di facilitazioni nella aggiudicazione di appalti per la raccolta dei rifiuti, illuminazione pubblica e altro quando Cascione era sindaco di Cellino San Marco, guida di una amministrazione di centrodestra composta dal Pdl e da liste civiche. Consiglio comunale che quando scattarono gli arresti era stato già sciolti per contiguità con ambienti malavitosi. Cascione, nel corso dell’interrogatorio ha ricordato quando si recò a Roma con il cantante Al Bano nel tentativo di impedire lo scioglimento. Ha detto che Al Bano era all’oscuro di tutto e che lo accompagnò nella missione romane perché molto legato al suo paese natio.

Furono arrestati, oltre a Cascione, anche Omero Macchitella Molendini, impiegato di banca a Lizzanello, consulente del Comune di Cellino, il più stretto collaboratore del sindaco Cascione, difeso da Massimo Renna; Corrado Prisco, ex vicensidaco, difeso da Samuele Leo; Gabriele Elia, ex assessore ai Servi sociali,all’epoca vice coordinatore provinciale di Forza difeso da Giancarlo Camassa; Gianfranco Quarta, di Cellino, ex assessore alle Attività produttive, difeso da Giovanni Gabellone; Gianfranco Pezzuto, ex assessore al Bilancio e all’Annona, difeso da Vincenzo Farina e Karin Pantaleo; Bruno Alfredo Bruno, di Catania, residente a Calimera, responsabile tecnico della «Igeco», Francesco Francavilla, commerciante di Cellino, difeso dall’avv. Ladislao Massari, e Tommaso Ricchiuto, di Tiggiano, residente a Castrignano del Capo, socio di maggioranza della <Bocche si Puglia>, amministratore delegato della Sgm, una partecipata del Comune di Lecce impegnata nella gestione dei parcheggi a pagamento nel capoluogo salentino, e amministratore della Igeco, società che raccoglieva la spazzatura.

Di questi oltre a Cascione hanno patteggiato Quarta, Molentino e Francavilla. Quarta e Moledino hanno patteggiato 3 anni e 8 mesi ciascuno, Francavilla 2 anni. Mentre Prisco e Pezzuto scelsero di essere giudicati con il rito abbreviato e sono stati condannati a 3 anni e 4 mesi ciascuno di reclusione.
Imputati nel processo ordinario sono Elia, Ricchiuti e Bruno. La prossima udienza è stata fissata per l’1 giugno.

Ma torniamo all’interrogatorio di Cascione. L’ex sindaco, dopo avere delineato il quadro politico nel quale si muoveva (<La mia giunta era debole, già a partire da un anno dopo l’insediamento>) ha parlato delle mazzette. Ha detto che si incontravano in pizzeria tutti gli assessori (tranne Marina Del Foro, unica estranea ai fatti contestati) ogni due mesi e facevano il punto di tutto. <Ci vedevamo – ha spiegato Cascione – perché nessuno si fidava dell’altro. Si faceva il punto sugli atti illeciti e su quelli leciti. Io riferivo sugli imprenditori che mi contattavano>.

Ha parlato di Ricchiuto. <Questo imprenditore aveva già lavorato con l’amministrazione quando sindaco era mia madre (Pierina Metrangolo; ndr). La Igeco sotto il mio mandato arrivò seconda dopo la Gialplast. La Igeco fece ricorso al Tar e i giudici le dettero ragione e si aggiudicò l’appalto. Quelli della Gialplast mi contattarono, mi promisero i famosi “caffè” e li incontrai con Prisco verso Gallipoli. Mi dissero in seguito che ci sarebbe stato un regalo per tutta la giunta e io informai gli altri>. La somma da distribuire era di settantamila euro. Ricchiuto, ha riferito Cascione, lo incontrò a Lecce e gli promise dei regali. Cascione proseguì il discorso con Ricchiuto anche in seguito perché aveva intenzione di ricandidarsi a sindaco e quindi aveva bisogno di sostegno economico. Cascione ha detto che lui spingeva per far assumere tre persone e per far sponsorizzare le squadre di calcio e pallavolo locali per ottenere consenso elettorale. Ha parlato di una busta consegnatagli da Ricchiuto contenente 10mila euro, divi con Molendini, Quarta ed Elia.
Ha concluso che non esclude che si siano state altre tangenti perché non tutto passava per le sue mani e gli assessori spesso avevano contatti diretti con gli imprenditori.
Prima di chiudere l’udienza il presidente ha dato la parola all’imputato Elia che aveva chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni. <Non ho mai preso un euro, altro che associazione per delinquere. Tentai per quattro volte di sfiduciare il sindaco che non ritenevo fosse adeguato. Scoprii una firma falsa del sindaco sopra il mio nome e lo dissi al segretario generale>.

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