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BRINDISI - Molto presto non ci saranno più soldi nemmeno per pagare gli stipendi dei dipendenti. È l’ultimo allarme, in ordine cronologico, rappresentato ieri nel corso della riunione in prefettura seguita allo sciopero dei dipendenti dell’Amministrazione provinciale di Brindisi che ieri - al pari dei loro colleghi dell’altra ventina di Enti in bilico in tutt’Italia sono scesi in piazza in un pacifico sit-in.

È allarme rosso. Non solo non ci sono più fondi per ogni tipo di servizio svolto dall’Ente, non solo ci sono 115 posti a rischio nella sua società partecipata Santa Teresa, ma l’entrata in default è ormai conclamata da tempo. I dipendenti - sono 160 quelli diretti - ieri hanno incassato anche la solidarietà del presidente della Provincia: «Il governo ci ruba i soldi per la merenda e poi ci obbliga a fargli i compiti per casa. Ponga fine a questa forma di bullismo istituzionale. È in ballo la vita delle persone. Ascolti il nostro grido», dice Maurizio Bruno.

«Voglio esprimere tutta la mia solidarietà e vicinanza ai dipendenti della mia Provincia e ai dipendenti di tutte le Province d'Italia, che oggi hanno incrociato le braccia in segno di protesta contro una riforma che è stata ideata bene, ma progettata male e realizzata peggio. Ne stiamo pagando le conseguenze tutti: amministratori, lavoratori e cittadini. L'idea di fondo della riforma era condivisibile e condivisa: eliminare o comunque contenere le Province e trasferire le loro funzioni a Stato, Regione e Comuni. E invece cosa è stato fatto? Hanno solo tolto i soldi, lasciando alle Province il delicato e vitale incarico di curare l'edilizia scolastica, la manutenzione delle strade e la tutela ambientale». Bruno si scaglia contro il Governo del suo stesso colore politico: «Le Province quindi oggi sono chiamate a fare esattamente quello che facevano prima, ma con i soldi del Monopoli. Le conseguenze? Scuole meno sicure, strade meno sicure, lavoratori licenziati o trasferiti, e altri in procinto di seguire la stessa spaventosa sorte. Tutto questo non è più tollerabile. Non è da paese civile, non è da classe politica chiamata a rispettare quantomeno le regole che essa stessa si da. Il Governo ora deve ascoltarci, e deve porre rimedio a questa indicibile ingiustizia. Se le Province devono continuare a occuparsi della sicurezza e della salute dei cittadini e dei suoi ragazzi, allora che siano restituite loro le somme che in questi anni ci sono state indebitamente sottratte con continui tagli e prelievi. Non possiamo essere noi il bancomat dei governi nazionali. Questa è prepotenza. Il Governo si sta comportando come quel bullo che prima ruba al compagno di classe i soldi per la merenda e poi lo obbliga a fargli i compiti. Né più né meno. E tutto questo non lo possiamo più tollerare».

Anche Sinistra Italiana Puglia è al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori delle Province di Brindisi, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Lecce, Taranto, e della Città Metropolitana di Bari, che hanno partecipano allo sciopero nazionale dei e delle dipendenti della Province e Città Metropolitane, che sono 22.000 in tutta Italia, proclamato per chiedere che il Governo nazionale stanzi risorse adeguate per erogare i servizi di competenza provinciale ai cittadini e gli stipendi ai lavoratori e alle lavoratrici. «Con la sciagurata Legge Del Rio - dice il segretario regionale Nico Bavaro -, le Province sono state sottratte al voto del popolo, evidenziando la concezione della democrazia che hanno i renziani, che volevano abolirle cominciando a renderne impossibile il funzionamento». Sinistra Italiana è impegnata nell’abrogazione della Legge Delrio.

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