Mercoledì 22 Gennaio 2020 | 08:51

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Caporalato, condannati
madre e figlio

Furono arrestati dai Carabinieri insieme ad una rumena che sarà giudicata in altro processo

condannati caporali

VILLA CASTELLI (Br) - Sulla carta lavoravano sei ore e mezza al giorno, in realtà le ore di lavoro che facevano erano molte di più, anche se gli “straordinari” non gli venivano pagati. A reclutare la manodopera che, costretta dalla necessità, era costretta a subire orari e condizioni di lavoro a dir poco disumane, erano due caporali, madre e figlio. Ieri per Chiara Vecchio, 45 anni, e Vito Antonio Caliandro, 29 anni, entrambi di Villa Castelli, è arrivata la sentenza di primo grado. Il gup del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci – i due imputati hanno chiesto e ottenuto di essere ammessi al rito abbreviato – ha comminato 4 anni di reclusione e 8000 euro di multa a Chiara Vecchio e 2 anni e 8 mesi, più 6mila euro di multa a Vito Antonio Caliandro. A sostenere la pubblica accusa nel processo è stato il sostituto procuratore della Repubblica Raffaele Casto, lo stesso magistrato che ha coordinato il lavoro di indagine condotto dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana. Ad emettere, nell’aprile dell’anno scorso, le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari per madre e figlio era stato il gip Tea Verderosa.

Ad arrestare, all’alba del 12 aprile dell’anno scorso, Chiara Vecchio e Vito Antonio Caliandro furono i Carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana. L’accusa contestata a madre e figlio è concorso in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Si tratta della fattispecie di reato prevista dall’art. 603 bis del Codice penale, introdotta nel nostro ordinamento nell’estate del 2011. Lo spirito della norma è quello di contrastare il caporalato. Il provvedimento cautelare aveva un terzo destinatario. Si tratta di una 34enne di nazionalità rumena, che il giudice delle indagini preliminari all’epoca ha sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di Villa Castelli. Il processo alla 34enne si svolgerà in altra sede.

Quella portata alla luce dall’indagine dei Carabinieri è una storia di sfruttamento legata al bisogno di lavoro. Le braccianti agricole erano costrette ad accettare le condizioni capestro che i due presunti caporali gli imponevano pur di lavorare. Sono tanti i “casi” umani che emergono dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare notificata all’alba di ieri dai carabinieri a madre e figlio. C’è, ad esempio, quello di un bracciante «disposto a viaggiare in un portabagagli per oltre 180 chilometri tra andata e ritorno pur di raggiungere Noicattaro (il centro del Barese dove è ubicata l’azienda agricola in cui lavoravano gli operati reclutati da Chiara Vecchio e da suo figlio – n.d.r.) partendo da Villa Castelli». C’è quello di una donna di Villa Castelli, separata dal marito e madre di due figli, «la quale percepiva un assegno di mantenimento pari soltanto a 200 euro mensili (e subordinato all’esercizio di attività di lavoro da parte del coniuge, assunto in modo precario), oltre che gravata da una rata di mutuo di 230 euro mensili», costretta ad accettare le condizioni capestro imposte dai caporali. C’è il caso di una donna, sempre di Villa Castelli, che vive una condizione di disagio familiare e, «in quanto soggetta alle ire di chi abita con lei, impossibilità a procurarsi anche il cibo» e, ci conseguenza, costretta a lavorare anche 14 ore al giorno, dormendo ogni notte meno di cinque ore, pur di sopravvivere.

Anche l’uso del wc sul luogo di lavoro era “amministrato” dalla caporale. Nell’azienda agricola, durante il turno di lavoro, che poteva durare anche 14 ore, le braccianti «potevano fruire dei servizi igienici – hanno accertato gli investigatori – soltanto quando ricevevano il permesso da Chiara Vecchio, unico possessore, insieme alla responsabile della catena produttiva, della tessera magnetica indispensabile per accedere ai wc».

L’indagine dei carabinieri ha preso le mosse dalla coraggiosa denuncia di una bracciante agricola. In tre mesi – tanto è durata l’inchiesta – i militari dell’Arma hanno effettuato decine di controlli su strada, appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche che sono serviti a chiudere cerchio attorno ai due presunti caporali. [Mimmo Mongelli]

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