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Omicidio tedesco

«Ergastolo per i 3 killer»
Il pg chiede la conferma

Avvenne il Primo novembre 2014 Rinnovata in Appello la richiesta del carcere a vita

di Piero Argentiero

BRINDISI - Tre condanne all’ergastolo per l’assassinio di Cosimo Tedesco avvenuto l’1 novembre del 2014. È la richiesta del sostituto procuratore generale in Corte di assise di appello di Lecce, che ricalca pari pari la condanna inflitta in primo grado ai tre giovani brindisini accusati di questo delitto ed a sua volta era stata la richiesta del pubblico ministero di primo grado Daniela Iolanda Chimienti. L’accusa dell’Appello nel formulare le richieste non ha ritenuto la sussistenza della premeditazione ma la aggravante dei futili motivi. Contrariamente al pm di primo grado che aveva proposto appello proprio per ottenere il riconoscimento della premeditazione.

La richiesta è stata avanzata nell’udienza di ieri che si è conclusa subito dopo la requisitoria ed è stata aggiornata al 3 luglio per le arringhe della parte civile (avv. Paolo Antonio D’Amico) e degli imputati (avvocati Agnese Guido, Cinzia Cavallo e Massimo Murra) ed eventualmente la sentenza.

I tre imputati sono Andrea Romano, 29 anni, Alessandro Polito, 34 anni, e Francesco Coffa, 34 anni. I tre oltre che dell’omicidio aggravato di Cosimo Tedesco rispondono anche del tentato omicidio di Luca Tedesco, figlio di Cosimo. E Romano anche di evasione in quanto il giorno in cui avvenne l’omicidio era agli arresti domiciliari.

I tre furono giudicati con il rito abbreviato dalla giudice Paola Liaci che stabilì la provvisionale per i familiari di Cosimo Tedesco: 50mila euro per il figlio Luca, e 30mila euro ciascuno per la moglie e la mamma della vittima.

La eventuale rinnovazione del dibattimento l’accusa l’ha avanzata per interrogare Daniele De Leo, genero dell’ucciso. De Leo in un primo momento sostenne che erano in due le persone armate al momento del ferimento mortale del suocero. Successivamente con una lettera modificò tale affermazione sostenendo che il suo armato era Romano. E dunque, secondo il pm, se la Corte lo riterrà, De Leo andrebbe escusso. Ma non il magistrato non ha insistito più di tanto.

Verso al fine della requisitoria si è rivolto agli imputati sollecitandoli a sedersi davanti a i giudici e a raccontare come realmente sono andate le cose. «A noi sta giudicare – ha detto – ma la vita è vostra e fareste bene a dire come sono andate le cose perché in ballo ci sono le attenuanti». Che sul computo della pena incidono molto.

L’accusa a ricostruito la vicenda. A partire dalla sera precedente, dalla festa per la nipotina dell’ucciso, quando la compagna di uno degli imputati si irrita perché il papà della bambina le dice di far smettere la figlia che con le mani sporche gli sta accarezzando il viso. Secondo l’accusa erano tutti e tre armati di pistole. E Luca dovrebbe essere stato raggiunto da un colpo alla regione lombare, vicino alla colonna vertebrale, che non è stato possibile rimuovere. Questo proiettile potrebbe essere di diverso calibro rispetto ai tre che uccisero Cosimo Tedesco: uno alla schiena, uno laterale e l’altro alla coscia sinistra con fori di entrata e uscita.

Romano subito dopo la cattura aveva confessato. «Sono stato io, gli altri non hanno niente a che fare; non volevo ucciderlo». Il suo difensore aveva chiesto la preterintenzionalità. I difensori degli altri due, invece, si erano battuti per l’assoluzione.

Francesco Coffa fu sottoposto a fermo pochi giorni dopo l’omicidio. Gli altri due invece riuscirono a far perdere le tracce. Ma anche loro dopo alcune settimane finirono uno alla volta in cella. Il primo ad essere catturato fu Romano, bloccato in una casa a San Vito dei Normanni. Si era trasferito a Barcellona. Da lì era rientrato e aveva trovato rifugio a San Vito. Il blitz scattò la notte tra il 24 e il 25 febbraio 2015. Aveva con se la pistola Beretta 84F cal. 9 corto, matricola abrasa, con sei cartucce nel serbatoio, arma utilizzata per l’agguato a Cosimo Tedesco e per il ferimento di Luca Tedesco.

La notte tra il 31 marzo e l’1 aprile i carabinieri catturano anche Polito.

La trappola mortale a Cosimo Tedesco scatta nella casa di Romano dove è stato chiamato per chiarire un diverbio avvenuto la sera precedente nel locale «Babylandia», nel quale si svolgeva la festa di compleanno della bimba della figlia di Cosimo Tedesco. Un battibecco tra Angela Coffa, convivente di Andrea Romano, assente perché agli arresti domiciliari, e Luca Tedesco. L’uomo aveva più volte invitato la donna a far smettere la figlia di accarezzare la propria bimba di otto giorni. Quando Luca glielo dice con fermezza lei reagisce tirando un ceffone alla figlia e aggiungendo: «Questo è per lei il resto sarà per te». La festicciola finisce alle 22 e tutti vanno a casa.

Il giorno dopo Romano fa sapere che vuole chiarire con Cosimo Tedesco e che lo aspetta a casa. L’uomo ci va e avvisa i due figli maschi. Che da luoghi differenti raggiungono piazza Raffaello. Il primo ad arrivare è Luciano. Sente gridare, entra e vede il padre barcollare. Lo prende per portarlo via. Arriva Luca, supera il fratello che porta a spalla il padre e viene sparato pure lui. Luca si salva. Il padre muore attorno alle 15.

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