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Piero Argentiero

Citazione diretta in giudizio per un caso di presunta malasanità che si sarebbe verificato nel reparto di Ortopedia dell’ospedale di Ostuni.

Quattro gli imputati: Francesco Loconte, 68 anni, di Fasano, residente a Brindisi, direttore medico; Giovanni Manfredi, 61 anni, di Fasano, chirurgo; Donatello De Vitis, 44 anni, di San Vito dei Normanni, residente a Brindisi, e Massimiliano Di Viesto, 47 anni, di San Vito dei Normanni, collaboratori chirurgo. Sono ritenuti responsabili di lesioni colpose in danno di Domenico Caramia il quale dovette subire un secondo intervento chirurgico per rimuovere il materiale (un ago e un frammento di filo di sutura) lasciato nelle parti molli dell’anca del paziente.

I fatti risalgono all’autunno del 2013. Il paziente impiegò oltre quaranta giorni per riprendersi dal doppio intervento.

Il pubblico ministero Antonio Costantini in precedenza aveva chiesto l’archiviazione, sulla base di una perizia che escludeva responsabilità mediche, alla quale la parte offesa fece opposizione. Il giudice per l’udienza preliminare dispose una nuova perizia che ha fatto emergere probabili responsabilità. E di conseguenza il pubblico ministero chiuse le indagini lo scorso gennaio, ha chiesto la citazione diretta in giudizio per i quattro.

I quattro indagati, come si legge nel capo di imputazione, «per colpa consistita in imperizia, imprudenza e negligenza cagionavano a Domenico Caramia, anche a causa del perdurante dolore direttamente connesso alla colposa dimenticanza di un ago con filo all’esito dell’intervento, lesioni gravi che determinavano una malattia e una incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni».

Caramia fu ricoverato nell’ospedale di Ostuni per essere sottoposto ad intervento chirurgico a seguito della frattura del femore sinistro. Un intervento di sostituzione dello stelo protesico ed osteosintesi in persona portatrice di protesi d’anca. Si legge ancora nel capo di imputazione: «Nonostante nella cartella clinica si facesse riferimento ad azioni preventive effettuate per la riduzione del rischio di abbandono di materiale chirurgico (procedura di conteggio pre e post operatoria evidentemente non eseguita con perizia e diligenza) dimenticavano, e comunque omettevano tutti di effettuare il necessario controllo diretto affinché il personale paramedico non dimenticasse, nei tessuto molli dell’anca operata, un ago di sutura e un frammento di filo di nylon». Dimenticanza che provocò una infezione periprotesica.

Una volta scoperta la causa dell’infezione Caramia fu sottoposto ad un secondo intervento chirurgico per rimuovere ago e filo.Loconte è difeso da Giacomo Serio; Manfredi da Riccardo Pagliarulo; De Vita da Mario Guagliani e Di Viesto da Carmela Roma.

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