Giovedì 21 Febbraio 2019 | 16:29

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Pluriomicida minaccia i famigliari

In casa di un detenuto ai domiciliari trovato un fucile rubato. Va in carcere

di Mimmo Mongelli

ORIA - Ha un diverbio con le figlie e con il genero e li minaccia con un fucile. Arrivano i carabinieri, trovano l’arma (si tratta di un fucile di provenienza furtiva) e per Cosimo Pietro De Michele (detto «Patalino») scatta l’arresto. Il 75enne oritano, che era agli arresti domiciliari per duplice omicidio, è finito in carcere, a Brindisi.

Dopo la telefonata ricevuta dalla figlia e dal genero di De Michele, i detective del luogotenente Roberto Borrello, comandante della stazione CC di Oria, si sono immediatamente recati a casa del 75enne per eseguire una perquisizione alla ricerca del fucile. Manco a dirlo, essendo agli arresti domiciliari per un duplice omicidio, De Michele non avrebbe mai potuto detenere un’arma. Le ricerche condotte dai carabinieri hanno portato al rinvenimento, in una pertinenza dell’abitazione, di una doppietta calibro 12 e 23 cartucce dello stesso calibro. Il fucile era stato rubato a Oria il 23 maggio di due anni fa dall’abitazione di un pensionato 82enne del posto. In quel frangente i ladri, che non sono stati ancora identificati, rubarono anche un altro fucile (di cui si sono perse le tracce). La doppietta e le cartucce trovate dai militari dell’Arma a casa di De Michele sono state poste sotto sequestro. Per il 75enne oritano, che per gravi motivi di salute aveva ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari e il permesso di uscire quotidianamente di casa, si sono aperte le porte della casa circondariale di via Appia. E’ accusato di detenzione illegale di arma lunga, munizioni comuni da sparo e ricettazione.

Scontro a colpi di pistola in pieno centro di Oria tra due nuclei familiari per una questione di refurtiva: la sera del 3 marzo del 2004 due persone persero la vita e altre due restano ferite. Era per quel tragico fatto il 75enne Pietro Cosimo De Michele si trovava ai domiciliari. Quella sera due nuclei familiari si affrontarono a colpi di arma da fuoco in vico Giovanni XXIII, una traversa di via Torre, ad una cinquantina di metri dalla centralissima piazza Lorch, ad Oria. La sera del 3 marzo del 2004 sull’asfalto, dopo quella resa dei conti in perfetto stile da vecchio west, rimase il corpo senza vita di Salvatore Italiano, 39 anni, oritano. Il fratello Livio, 38 anni, morì dopo poco nell’ospedale di Francavilla Fontana. In ospedale finirono anche i fratelli Tommaso e Cosimo De Michele e il loro cugino Pietro De Michele. I carabinieri sul luogo del regolamento di conti contarono dodici bossoli esplosi da pistole calibro 7,65 e 9x21. Salvatore Italiano fu quello ad essere raggiunto da più proiettili. Massimo Italiano era il maggiore dei tre fratelli soprannominati “fierri vecchi” per il fatto che si guadagnavano da vivere raccogliendo e riciclando rottami ferrosi.

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