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BRINDISI - Il territorio della provincia di Brindisi sempre più a rischio Xylella fastidiosa.

A repentaglio adesso è la piana degli ulivi millenari compresa tra Carovigno e Fasano.

Le recenti disposizioni comunitarie del maggio scorso e la successiva determinazione del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambientale della Regione Puglia del 24 maggio hanno modificato ulteriormente le aree delimitate alla Xylella fastidiosa.

In buona sostanza, l’estremo confine nord della zona cuscinetto è quasi arrivato ormai al limite del confine posto tra le province di Brindisi e Bari.

La zona cuscinetto – che è posta a nord della zona di contenimento e si estende dal mar Ionio al mar Adriatico, con una larghezza non inferiore ai 10 chilometri - ormai arriva a comprendere buona parte del territorio di Fasano e l’intero territorio di Cisternino, partendo dalla zona sud di Ostuni e di Ceglie Messapica. Il resto del territorio provinciale è diviso tra zona di contenimento e zona infetta.

Insomma, il batterio della Xylella fastidiosa avanza senza aspettare i tempi della burocrazia, né tanto meno i tempi della giustizia.

Si tratta di una vera e propria emergenza per il territorio della provincia di Brindisi.

Un territorio a forte vocazione olivicola con una parte caratterizzata da ulivi secolari e millenari, che rappresentano un importante fattore di attrazione per il turismo e per la multifunzionalità agricola che è uno dei pochi settori che sta garantendo reddito alle imprese agricole.

Se le istituzioni non intervengono concretamente per bloccare l’avanzare della Xylella fastidiosa a rischio vi è l’intera economia della provincia di Brindisi.

Il paventarsi recentemente del rischio di una seconda procedura di infrazione comunitaria contro l’Italia, rea di non aver applicato le misure contro la Xylella, e il successivo e conseguente dissequestro degli ulivi infetti da parte della magistratura, rappresentano gli ultimi due episodi di una vicenda che va avanti oramai da anni e sulla quale vige ancora tanta confusione.

A giugno scorso, inoltre, la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva stabilito che la Commissione UE può obbligare gli Stati membri a rimuovere tutte le piante potenzialmente infettate dal batterio Xylella fastidiosa, ancorché non presentanti sintomi d’infezione, qualora esse si trovino in prossimità delle piante già infettate, perché la misura è proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria nell’Unione ed è giustificata dal principio di precauzione.

A rimetterci fino ad ora sono stati gli agricoltori – che hanno subito ingenti perdite di reddito - e il territorio della provincia di Lecce, Brindisi e Taranto. E a rischio è l’intero territorio pugliese.

Non solo per la perdita di olivi e quindi di produzione e di bellezze naturali, ma anche perché bersaglio di voci messe artatamente in giro che qualificano l’olio di oliva salentino non buono perché “infetto da Xylella”.

Tutto ciò ovviamente è falso e tendenzioso. Il batterio, infatti, non intacca la drupa e quindi di conseguenza non incide minimamente sulla qualità dell’olio.

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Commenti all'articolo

  • CicciCapucci

    CicciCapucci

    14 Agosto 2016 - 14:44

    È ovvio che vada realizzata una barriera tagliafuoco, come negli incendi ma a questo si sono opposte istituzioni blasonate come la Regione Puglia e la Procura di Lecce spalleggiate da gomplottisti, ambienttdalisti, associazioni degli agricoltori e sindaci. Ma la pandemia avanza verso nord. Presto colpirà altri Paesi del mediterraneo e sarà inarrestabile. Modificherà in peggio panorama, turismo, valori dei terreni e dei fabbricati. Ci sono gli elementi per condurre una azione di responsabilità verso queste istituzioni, così incapaci.

    Rispondi

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