Lunedì 20 Gennaio 2020 | 01:07

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BRINDISI - Un’infermiera professionale di Brindisi, E.C., 47 anni, e un impiegato del settore privato, L.R., 37enne della provincia di Taranto, entrambi incensurati, sono stati arrestati e sottoposti ai domiciliari da agenti del Commissariato di Mesagne, in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal gip Tea Verderosa, su richiesta del pm della Procura Pierpaolo Montinaro, con le accuse di atti persecutori e danneggiamento di una Fiat Panda ai danni di un uomo di Mesagne di 47 anni, impiegato al Petrolchimico. L'operazione è stata denominata «Femme Trompeuse».

La donna arrestata aveva intrattenuto una relazione sentimentale con il 47enne mesagnese. A periodi sereni si sono alternati altri litigiosi. E.C. avrebbe mostrato un attaccamento morboso al suo compagno ed una gelosia tale da portarla a tenerlo stretto a sé a tutti i costi. In particolare, nei momenti di crisi scattavano le molestie ai danni dell’impiegato mesagnese, molestie che, dopo l’interruzione definitiva della relazione, avvenivano con modalità sempre più efferate.

L’uomo ha presentato numerosissime denunce-querele alla Polizia. La prima a giugno del 2014, quando fu incendiata la sua Audi A4 Avant. Erano poi seguiti sms contenenti minacce pesanti, molestie, ingiurie, la violazione del profilo Facebook e la clonazione della password. Con l’ausilio della Polizia Postale, gli investigatori sono riusciti ad individuare i due presunti autori di queste intrusioni illecite. La donna, per allontanare i sospetti su di lei e per suscitare un comportamento protettivo dell’uomo, ha presentato anche lei delle querele su episodi che si sarebbero consumati ai suoi danni ma sui quali non sono stati trovati riscontri. In ogni caso ha sempre cercato di depistare le indagini e di indirizzarle su frequentazioni sbagliate del suo compagno, sconsigliandogli di acconsentire agli accertamenti tecnici su Facebook, in quanto inutili ed addirittura controproducenti perché avrebbero potuto ancor di più aizzare gli sconosciuti persecutori.

A febbraio 2015 l’impiegato del Petrolchimico ha ricevuto proiettili in busta chiusa e poi, due mesi dopo, la testa mozzata di un cane, di razza corsa, in una busta di plastica lasciata sull’uscio di casa. Come anche nel primo episodio dell’incendio le immagini del sistema di videosorveglianza hanno ripreso un uomo incappucciato che posava il sacchetto di plastica.
A maggio l’incendio della sua seconda auto, una Fiat Panda sempre da parte di un uomo con il volto coperto che ha utilizzato liquido infiammabile. A luglio è stata incendiata una terza vettura, una Lancia Musa in questo caso da due individui a bordo di uno scooter. Infine, a settembre, con un fucile a canne mozza era stato sparato un colpo sul portone del suo garage durante la notte. Ed infine a ottobre il nuovo ritrovamento di un proiettile in una busta ancora a lui indirizzata. L’attività di indagine è stata lunga ed è ancora in corso per ricostruire alcuni ulteriori episodi.

Si è scavato nella vita professionale e privata dell’uomo in tutte le direzioni. I due indagati hanno utilizzato metodi comunicativi in codice e numerose schede telefoniche intestate a terzi di cui negavano la conoscenza. Tutti gli strumenti investigativi sono stati utilizzati per far luce su questi episodi che, per la loro frequenza e per la loro crudeltà, avevano allarmato la società civile e le istituzioni. La posizione di altre persone è ancora al vaglio degli inquirenti. La donna avrebbe agito sempre come mandante e in qualche caso come esecutore materiale insieme al suo complice, il 37enne.

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