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Un «Mi piace» su Facebook e finiscono davanti al giudice

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SAN PIETRO VERNOTICO - Davanti al giudice per un «mi piace » su Facebook. Lo disposto il procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi che ha chiesto il giudizio per un semplice «click» sul social network che ha fatto finire diverse persone davanti al giudice Ambrogio Colombo. La Procura della Repubblica di Brindisi, dunque, ha chiesto il rinvio a giudizio per sette cittadini sampietrani, accusati di concorso in diffamazione.

L’inchiesta, come si diceva, è stata avviata per un semplice “mi piace” su uno stato di facebook ritenuto lesivo nei confronti di chi ha presentato la querela: ossia l’ex sindaco Pasquale Rizzo ed il legale del Comune Guido Massari. Una battaglia giudiziaria per la quale i denuncianti sostengono che il “mi piace” è espressione di libertà di pensiero.

I fatti risalgono all’ottobre del 2014, quando Giuseppe Monteduro di Torchiarolo, di anni 34; (difeso dall’vv. Roberto Orsini di S.Pietro Vernotico); Marco Caretto di anni 29 di S. Pietro Vernotico; (difeso dall’avv. Vincenzo Catamo) Daniele Guglielmo di S. Pietro Vernotico di anni 35 ( difeso dall’avv. Mauro Calisi foro di Brindisi) Daniele Ancora di anni 49 di Cellino S. Marco; (difeso dall’avv. Orazio Vesco di Brindisi) Andrea Gargano di anni 44 (difeso dall’avv. Francesco Cascione di Cellino S.Marco); Matteo Missere di anni 28 di S. Pietro Vernotico; (difeso dall’avv. Francesco Vallefuoco foro di Brindisi) e Francesco Ragusa di anni 40 difeso dall’avv. Marilù Carrieri del foro di Lecce) mettono mi piace ad un post ritenuto diffamatoria. Infatti, finiscono per essere imputati per diffamazione in concorso.

I fatti - più esattamente - risalgono al 2 e 14 ottobre 2014. Secondo l’accusa, tra di loro avrebbero «offeso l’onore del decoro e la reputazione di Guido Massari e dell’ex sindaco Pasquale Rizzo». «In quanto - è riportato nel dispositivo -, in alcuni scritti e postati sulla bacheca pubblica del social network denominato Facebook, facendo riferimento in generale alla gestione della struttura amministrativa del Comune, di cui Rizzo era sindaco e, in particolare, della conduzione dell’Ufficio legale dell’anzidetto comune, di cui Massari è responsabile, davano vita ad un dialogo nel corso del quale il Massari era accusato di un costante assenteismo dall’Ufficio, di una gestione delle cause per risarcimento danni intentate nei confronti del Comune, inquinata da un enorme conflitto di interessi perché finalizzata ad una autoliquidazione dei compensi anche “sulle cause non vinte”, ipotizzando, altresì, la percezione da parte del Massari di “indennità discutibili” e, in definitiva, accusando il Massari di opporsi sistematicamente a transigere le controversie con i cittadini “perché altrimenti ci sono meno parcelle per il legale”ma con l’effetto perverso di generare “una triplicazione dei costià” come” Capolavori dell’Amministrazione”».
Il tutto in un «generale contesto diffamatorio, di dileggio e di minaccia, condiviso da parte di tutti i partecipanti».

La notizia ha fatto il giro del paese, ed è già apparsa su Facebook, anche perché gli imputati hanno già postato le proprie reazioni e posizioni rispetto alla citazione in giudizio. E da quanto si riesce a carpire, sono pronti a difendersi a denti stretti. [Giuseppe De Marco]

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