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di Francesco Casula

TARANTO - Criminalità organizzata o delinquenza comune? Esiste davvero un disegno mafioso per bloccare l’ultimazione di un complesso di edilizia popolare a Taranto oppure vandali e balordi dominano caoticamente alcuni quartieri di Taranto? Via Laghi di Monticchio, quartiere Salinella. L’appalto per «il ripristino, completamento e adeguamento di 30 alloggi» viene aggiudicato dall’allora Istituto autonomo case popolari (Iacp poi divenuto «Arca») definitivamente a dicembre 2011 e prevede l’ultimazione dei lavori a distanza di quasi 12 mesi dall’avvio dei lavori.

La consegna degli appartamenti ai legittimi assegnatari, quindi, doveva avvenire nei primi mesi del 2013, ma qualcosa è andato terribilmente storto: sono trascorsi due anni e mezzo dalla prevista consegna degli alloggi e gli assegnatari, individuati dalla graduatoria del comune, sono ancora a bocca asciutta. Per la società aggiudicatrice la spiegazione è tanto semplice quanto inquietante: «questa società, pur non avendo alcun elemento probatorio, non può sottacere di aver, casualmente, prestato ascoltato a discorsi intercorsi tra i propri dipendenti, sicuramente attenti ai voci di strada durante la loro permanenza sul luogo di lavoro, che l’hanno ragionevolmente indotta a rendersi conto, convincendosi, di essere incolpevolmente vittima di trame intessute clandestinamente da soggetti, certamente appartenenti a ceto malavitoso e mafioso, che hanno mezzi e obiettivi precisi per far si che gli alloggi di che trattasi non vengano mai ultimati e mai consegnati ai legittimi assegnatari».

Non ci sono elementi chiari ed inequivocavobili, probabilmente, ma esistono una serie di eventi che potrebbero aiutare a comprendere perché l’azienda è giunta a questa conclusione. Tutto comincia, probabilmente, nell’aprile 2012 quando gli operai son costretti chiamare i poliziotti perché nelle intercapedini della struttura erano state rinvenute delle armi. Cominciano da quel giorno quelli che la società in una relazione inviata all’Arca (l’Agenzia Regionale per la Casa e l’Ambiente, ex Iacp) definisce «fatti e circostanze, di genere delinquenziale, che sin dall’inizio dei lavori (anno 2012) e con sempre più intensità si stavano verificando tanto da vedersi costretta ad assumere la determinazione di interessare tutte le Autorità, innanzitutto Giudiziarie e di Polizia».

Furti. Tanti, troppi. «Nonostante questa Appaltatrice abbia provveduto alla custodia dei cantieri impiegando una unità di lavoro, regolarmente assunta» tra il 2012 e il 2015 la società «ha subito perdite per furti e atti vandalici il cui ammontare complessivo» è pari a oltre 130 mila euro. Ma c’è di più. Arrivano le minacce ai titolari: «numerose e ripetute telefonate anonime, sopraggiunte a qualsiasi ora del giorno e della notte, portanti non solo parole talmente offensive della reputazione e della dignità di una persona, che non trovano precedenti, ma anche minacce di possibile aggressione personale e di verosimili danni ai loro automezzi se si fossero ancora recati sul cantiere o se avessero solo transitato nei pressi dello stesso».

Col passare del tempo le attenzioni dei malviventi, secondo la relazione dell’azienda, si sposta sui dipendenti: «già in prossimità degli ultimi mesi dell’anno 2014 – si legge nel documento – questa Appaltatrice ha dovuto prendere atto delle insistenti richieste avanzate dai propri dipendenti, provenienti dalla provincia di Bari, a riguardo della indisponibilità a continuare la loro prestazione lavorativa presso il cantiere di che trattasi in quanto, durante l’orario di lavoro e comunque durante la loro presenza in cantiere, si sentivano costantemente in pericolo per la loro incolumità». Una situazione insostenibile, quindi, che porta – insieme a un contenzioso tra azienda e Arca - addirittura al blocco dei lavori. Intanto gli assegnatari hanno ricevuto i telegrammi del comune di Taranto: avrebbero dovuto scegliere l’appartamento e invece sono ancora in attesa che il cantiere torni in attività

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