Venerdì 22 Marzo 2019 | 09:04

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Cnr: fino a 44 decessi all'anno per la centrale di Cerano Enel smentisce: non c'è pericolo per la salute

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ROMA – “Fino a 44 decessi” l’anno nella zona di Brindisi, Taranto e Lecce sono attribuibili agli inquinanti emessi dalla Centrale Enel termoelettrica a carbone di Cerano. E’ quanto riporta lo studio dei ricercatori Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo del Cnr di Lecce e Bologna. Lo studio evidenzia il ruolo cruciale per la salute del particolato secondario emesso. L’Enel però, riferendosi ad uno studio Arpa Puglia-Asl-Ares, definisce “fuorviante” tale dato: “non c'è pericolo per la salute”. 

La centrale termoelettrica situata a Cerano (Brindisi) ha una potenza elettrica di 2.640 MW ed è alimentata annualmente con circa 6 milioni di tonnellate di polvere di carbone. Questa potenza di produzione pone l’impianto in cima alle classifiche dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) per emissioni di sostanze inquinanti. La centrale è entrata in funzione nei primi anni 90. Come anno di studio è stato considerato il 2006, anno intermedio del periodo totale di funzionamento. 
L'aerea geografica di riferimento, spiega Gianicolo, “è rappresentata da 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto. Si tratta di un’area con una popolazione di circa 1 milione e 200 mila persone residenti”. Nel 2006, precisa il ricercatore, “sono stati 10.267 i decessi totali in questa area considerata. Di questi, fino ad un massimo di 44 – ovvero 4 per 100mila abitanti – sono attribuibili alle emissioni inquinanti della Centrale di Cerano, e cioè al particolato primario ma anche al particolato secondario. Le zone a sud-est della centrale – sottolinea – sono, in media in un anno, quelle più esposte alle emissioni della centrale”.

Gli effetti nocivi, avvertono i ricercatori, sono quindi amplificati proprio dal cosiddetto particolato secondario (che si forma in atmosfera per effetto di reazioni chimiche fra ossidi di azoto e ossidi di zolfo, emessi dalla Centrale, con altre sostanze presenti nell’atmosfera stessa). L’area popolata interessata dalla persistenza di particolato secondario è infatti “molto più vasta – si legge nello studio dal titolo 'Impatto sulla salute della popolazione del particolato secondario originato da una sorgente industrialè, pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health – di quella interessata dal particolato primario. E’ stato osservato, ad esempio, che il particolato primario ha il suo massimo di concentrazione ad una distanza di circa sei chilometri dalla centrale. Al contrario, le diverse stime per il particolato secondario prevedono che il massimo di concentrazione giunga ad una distanza tra i dieci e i trenta chilometri dalla stessa centrale”.

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