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BRINDISI - Migliaia e migliaia di euro all’anno: tanto costa il contenzioso a cui il Comune di Brindisi deve far fronte in relazione alle richieste di risarcimento danni a seguito - ma, come vedremo, non solo - di cadute rovinose provocate da strade e marciapiedi in dissesto. La casistica è ampia e variegata e, di recente, si è arricchita di nuove “entrate”, legate anche a situazioni che in realtà niente hanno a che vedere con lo stato dell’arte della rete stradale, ma che implicano - almeno sulla carta - la responsabilità dell’Amministrazione comunale. Una “moda” ormai assai diffusa che ha come conseguenza più immediata e diretta quella di rendere le casse comunali un autentico... colabrodo. Così, nell’albo pretorio del Comune, sono state pubblicate nella sola giornata di ieri ben sei delibere della Giunta con cui si è deciso di resistere in giudizio ad altrettante citazioni e annesse richieste di risarcimento danni. In questi casi, la condanna dell’Amministrazione non è automatica (spetterà al giudice stabilire se e in che termini sussiste la colpa del Comune), ma il più delle volte i giudizi si concludono con transazioni, finalizzate a contenere il danno economico che ne deriva.

DANNI DA DISSESTO STRADALE - Due delle suddette citazioni a giudizio, concernono incidenti avvenuti a causa di buche. Il più recente si è verificato il 5 marzo scorso ed è stato provocato da una buca a forma cilindrica non segnalata e non visibile perchè coperta da acqua piovana. I danni richiesti ammontano a 1.027,81 euro e il Comune ha deciso di resistere in giudizio e di chiamare in causa l’Acquedotto Pugliese e la ditta appaltatrice dell’opera, ritenendo che la responsabilità sia da ascrivere a queste ultime due. Il secondo episodio risale al 25 novembre 2014: un uomo sostiene di essere caduto rovinosamente in viale Caravaggio a causa di una buca dovuta a rottura e sconnessione della pavimentazione, resa poco visibile dalla scarsa illuminazione presente. Dalla relazione effettuata dall’ufficio comunale competente, è emerso al contrario che i corpi illuminanti funzionassero a dovere. Da qui, la decisione di resistere in giudizio.

SEGNALETICA - Un altro caso di richiesta di risarcimento danni è legato all’im - provvisa caduta di un cartello mobile di segnaletica verticale (posizionato in precedenza da operai della Multiservizi) che il 30 giugno 2014 ha rovinato la fiancata di un’auto parcheggiata in via Stazione a Tuturano. Il proprietario del mezzo ha avanzato richiesta di ristoro per 474,62 euro, ma il Comune intende resistere in giudizio, ritenendo che il fatto sia imputabile a caso fortuito, laddove i sacchetti di ancoraggio del cartello erano stati tolti nottetempo da ignoti.

RETE METALLICA - Un altro caso simile di danneggiamento si è verificato il 28 febbraio 2010 in località Sbitri sulla litoranea per Apani, dove un’auto era stata investita da una rete metallica che, staccatasi improvvisamente per effetto del forte vento, aveva colpito in pieno l’intera fiancata destra, causando ingenti danni alla carrozzeria. Anche in questo caso, il Comune ha deliberato di resistere in giudizio in quanto, all’epoca del fatto, non era stato ancora nominato il custode giudiziario nella persona di un dirigente comunale.

CANE RANDAGIO - L’ultima citazione in giudizio ha come protagonista un extracomunitario il quale assume di essere stato aggredito e, dopo la caduta dalla bici, anche morso da un cane randagio in via Canova (rione Sant’Elia) il 14 agosto 2014, riportando gravi ferite. Il motivo addotto a fondamento della decisione di resistere in giudizio è legato al fatto che l’attività di prevenzione del randagismo spetta all’Asl, per cui la responsabilità è da ascrivere a tale ente. [Pierluigi Potì]

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