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Non era una falsa cieca assolta anziana di Francavilla

FRANCAVILLA FONTANA - Sottoposta a indagine, pensione di invalidità sospesa, processata. Secondo l’accusa, documentata dalle foto prodotte dai carabinieri di Francavilla Fontana, si trattava di una falsa cieca. Una donna di 75 anni, di Francavilla Fontana, che si faceva passare per cieca per intascare la pensione, ma i giudici e gli accertamenti hanno detto il contrario: l'anziana è veramente cieca
Non era una falsa cieca assolta anziana di Francavilla
FRANCAVILLA FONTANA - Sottoposta a indagine, pensione di invalidità sospesa, processata. Secondo l’accusa, documentata dalle foto prodotte dai carabinieri di Francavilla Fontana, si trattava di una falsa cieca. Una donna di 75 anni, di Francavilla Fontana, che si faceva passare per cieca per intascare la pensione. Ma non era cieca. Un maresciallo dell’arma la seguiva da giorni e la fotografava. Un giorno mentre camminava disinvoltamente, un altro giorno mentre faceva la spesa e contava gli spiccioli, un altro ancora mentre guardava le vetrine. Insomma, una persona che conduce una vita normale non può essere cieca. Finge per farsi pagare la pensione ed ha finto sempre talmente bene da ingannare i medici che nel tempo l’hanno sottoposta a visita. A meno che anche loro non fossero complici. No, non lo erano.

Ieri il giudice monocratico Cristiano Colombo l’ha assolta, accogliendo la richiesta del difensore, avvocato Daniela D’Amuri, perché il fatto non sussiste. Tre anni di inferno per questa signora che ora ha 78 anni per dimostrare che in realtà era cieca e la pensione le era stata sospesa ingiustamente. Il pubblico ministero di udienza aveva chiesto la condanna della anziana a due anni di reclusione.
«La mia assistita – commenta l’avvocato D’Amuri – ha subìto un danno incredibile ed ora sto valutando le azioni da intraprendere nei confronti di chi lo ha provocato».
L’invalida, subito dopo la denuncia, era incappata nei rigori dell’Inps. Se i carabinieri affermano che non è cieca la pensione va sospesa, aveva argomentato l’ente erogatore. Detto fatto. L’Inps dispone un accertamento medico che si conclude come le visite precedenti: la donna è cieca. Ma nonostante questo la pensione non arriva più con le conseguenze facilmente immaginabili. Non arriva la pensione ma arriva il processo per truffa aggravata in danno dell’Inps. Ente che dopo l’accertamento medico si rende conto che la donna non mente. Tanto è vero che nel processo non si costituisce parte civile.

Nel corso del processo la donna, che ora ha 78 anni, è stata sottoposta a diversi esami clinici. Non la lettura delle lettere sul tabellone luminoso, ma accertamenti complessi, come quello sul nervo ottico, che hanno stabilito senza ombra di dubbio che la donna non ha mai finto. E se non ha mai finto non ha nemmeno truffato l’Inps. Per cui l’assoluzione con la formula piena del «fatto non sussiste». Una vittoria a metà perché quello che questa donna ha dovuto passare negli ultimi tre anni non viene ripagato dall’assoluzione che per lei era scontata. E per questo il suo difensore ritiene che la vicenda sia ancora aperta. «Qualcuno deve pagare», ripete. [pi. arg.]

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