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BRINDISI - Tempi duri - anzi, durissimi - per il comparto agricolo nel territorio brindisino. Imu, Cosap, Xilella e storni (ciascuno nel proprio ambito di competenza) - tanto per citare le note più dolenti - concorrono ad inquadrare quella che è una vera e propria emergenza, laddove il futuro di migliaia di aziende (e di posti di lavoro) è quotidianamente in bilico, non ravvisandosi peraltro le condizioni per rovesciare la sorte - già fortemente segnata - di un intero settore.

Della drammatica situazione del comparto se n’è discusso, in particolare, ieri in occasione dell’assemblea provinciale della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), durante la quale il presidente provinciale Gian - nicola D’Amico si è soffermato appunto sui molteplici problemi che attanagliano la categoria, a cominciare dalla «tanto contestata Imu agricola», per proseguire con «la sensibile riduzione del quantitativo di gasolio agricolo agevolato (26%), con l’emergenza storni, che negli ultimi mesi hanno arrecato danni per milioni di euro negli oliveti e nei campi coltivati ad ortaggi, con il maltempo che ha determinato la riduzione di oltre il 50% del raccolto di olive con la produzione di olio di qualità ridotta, a causa delle fitopatie causate dall’umidità (come accaduto per uva e vino), sino ai ritardi nella attuazione della Pac (Politica Agraria Comune) e nell’avvio del Psr (Piani di Sviluppo Rurale) e, soprattutto, alla emergenza legata alla Xilella fastidiosa, il batterio che in provincia di Lecce ha falcidiato migliaia di ettari di uliveto e potrebbe a breve anche compromettere l’olivicoltura brindisina.

Queste ed altre questioni (riduzione del cuneo fiscale e attivazione misure specifiche per combattere il lavoro “nero”, abolizione indici di congruità e messa in sicurezza del territorio con il pieno coinvolgimento delle imprese agricole e forestali) verranno poste all’attenzione di chi di dovere nell’ambito della mobilitazione che la Cia sta tendendo a livello nazionale e che, in chiave regionale, sfocerà in una manifestazione in programma lunedì 9 marzo dinanzi alla Prefettura di Bari».

Un quadro deficitario che si riflette inevitabilmente sulla redditività degli agricoltori, «attualmente - evidenzia D’Amico nella sua relazione - al di sotto dei livelli del 2005. I prezzi ai quali si vendono i prodotti agricoli sono gli stessi degli anni ‘80, mentre i costi da sostenere sono allineati al 2015. Si pensi che nel 2013, in provincia di Brindisi, hanno chiuso i battenti 531 imprese agricole a fronte di sole 222 che invece sono state avviate. Analogamente, nel 2014 hanno cessato l’attività 429 aziende a fronte di 216 avviate. In pratica, negli ultimi due anni, ha chiuso u n’azienda al giorno».

A “completare” il cerchio, la burocrazia asfissiante e i costi del lavoro: «Le aliquote contributive di previdenza e assistenza sociale - aggiunge D’Amico - a carico del datore di lavoro agricolo sono pari a circa il 35% e sono di gran lunga superiori a quelle in vigore negli altri Stati membri dell’Ue, ravvisandosi dunque la necessità di armonizzarle a livello europeo. In fatto di burocrazia, ogni agricoltore spende 2 euro per ogni ora di lavoro, 20 al giorno, 600 al mese e 7.200 euro l’anno per “fare” le carte, laddove ogni impresa produce ogni anno 4 km di carte, il che non fa che creare ulteriori difficoltà alle aziende agricole».

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