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Uccise contrabbandiere 15 anni a vicequestore «Sentenza dopo 20 anni»

BARI – La Cassazione ha confermato la condanna per omicidio volontario a 15 anni e sei mesi per l'ex vicequestore vicario di Brindisi e a lungo capo della Squadra mobile Pietro Antonacci, accusato di aver ucciso nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 1995 il contrabbandiere Vito Ferrarese. Il procuratore generale aveva chiesto l’annullamento della sentenza della Corte d’assise d’appello di Taranto
Uccise contrabbandiere 15 anni a vicequestore «Sentenza dopo 20 anni»
BRINDISI – Fu un omicidio volontario, seppur nell’ipotesi più attenuata del dolo eventuale. E ad uccidere il contrabbandiere di sigarette Vito Ferrarese, con colpi di mitraglietta sparati a raffica da un elicottero della Polizia di Stato, fu l’ex vicequestore vicario di Brindisi Pietro Antonacci, di 66 anni, ora in pensione. Vent'anni dopo il delitto, la Cassazione ha messo la parola fine a quella che fu una missione di guerra più che un’operazione di polizia. La Suprema Corte, dopo l’annullamento con rinvio della prima  sentenza d’appello, ha infatti confermato la condanna a 15 anni e sei mesi per Antonacci, che nella sua abitazione di Mesagne (Brindisi) attende ora la notifica dell’ordine di carcerazione.

I fatti risalgono alla notte tra il 13 e il 14 giugno del 1995, periodo in cui era in corso a Brindisi una 'guerrà tra contrabbandieri di sigarette e forze di polizia. Un elicottero della polizia inseguiva al largo di Brindisi uno scafo di contrabbandieri: sul velivolo si trovavano, tra gli altri, l'allora questore di Brindisi Francesco Forleo, poi nominato questore di Milano e ora non più in grado di partecipare al processo perchè ammalato, il vicequestore Pietro Antonacci e altro personale di polizia.

Sullo scafo in fuga, invece, c'era Ferrarese, che non era armato e non aveva la mitraglietta che poi alcuni poliziotti – secondo le indagini – fecero ritrovare ai loro colleghi per depistare le indagini. L’equipaggio dell’elicottero, invece, era armato di tutto punto: oltre alle pistole di ordinanza e alla mitraglietta M12, aveva anche bombe di esercitazione Srcm. Sia Forleo sia Antonacci – stando alle indagini – spararono contro il motoscafo in fuga e lanciarono le bombe sollevando colonne di acqua.

Quanto accadde quella notte è descritto nelle motivazioni della sentenza d’appello passata in giudicato. Antonacci - scrissero i giudici della Corte d’assise d’appello di Taranto - "sparò con la mitraglietta M12 e non con la pistola di ordinanza, prelevata abusivamente dal deposito della questura di Brindisi, estremamente potente e precisa nel colpire il bersaglio. E sparò a raffica". E poi: "Erano impazziti tutti, sparavano tutti come dannati", dando luogo a una "sorta di gara a chi sparava di più e meglio" e poi "furono lanciate bombe che esplodevano e cadevano in acqua".

Ieri il pg della Cassazione aveva insistito per l'annullamento con rinvio della sentenza per omicidio, ritenendo che vi fosse stato uso legittimo delle armi. La Suprema Corte è stata di parere diverso e ha chiuso la partita. In primo e in secondo grado la condotta degli uomini di Stato era stata ritenuta frutto di 'colpa coscientè. Se questa impostazione avesse prevalso, oggi il reato sarebbe prescritto. A rimettere le carte in gioco fu la la Cassazione nel 2010 che annullò con rinvio e rimise l’intera questione alla Corte d’assise d’appello di Taranto condannò l’imputato per omicidio volontario con dolo eventuale.

Antonacci, da qualche tempo, ha terminato la sua carriera al Viminale, dopo quarant'anni di professione e una medaglia d’oro al valore civile nella lotta alla mafia. Per vent'anni hanno atteso che la giustizia facesse il suo corso i famigliari di Ferrarese. "E' stata una giustizia lenta, che comunque ha fatto il suo corso – dice Gino Ferrarese, fratello della vittima -. Abbiamo dovuto batterci a lungo, sono passati vent'anni e mio fratello non ce lo ridaranno indietro".

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