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Tour nel Brindisino tra masserie e ulivi discariche d’amianto
LATIANO - Pneumatici abbandonati, sacchetti di spazzatura, materiali di risulta provenienti da cantieri edili abusivi. E’ questa l’immagine abituale con cui bisogna convivere passeggiando per le contrade alla periferia del paese. Insieme agli ulivi secolari e ai muretti a secco che fanno da cornice al nostro paesaggio da cartolina, da tempo purtroppo bisogna fare i conti con i cumuli di immondizia che deturpano uno «dei territori più belli del mondo». Siti con cumuli di immondizia e rifiuti anche pericolosi (eternit e contenitori d’amianto) che aumentano di volume con il passare del tempo.

Come quelli abbandonati da chissà quanto lungo il corso del Canale Reale (nei pressi della zona artigianale). La situazione (da un punto di vista ambientale) diventa più seria, se in questo «tour dell’orrore» si dovesse decidere di imboccare la strada provinciale che collega Latiano con San Michele, dove si trovano due bellissime masserie (come indicano anche i segnali turistici di colore marrone). Bene quì, su indicazione di alcuni cittadini ci siamo trovati davanti una discarica interrata colma di ogni tipo di rifiuti. Una vera e propria «vora» (una voragine naturale) che, secondo quanto si racconta, sarebbe stata colmata in questi anni con rifiuti di ogni genere. Quello che si mostra al visitatore sarebbe dunque solo una parte della voragine. Per scoprire se il terreno intorno a questa enorme buca (profonda qualche metro) nasconde rifiuti «tombati» sarebbe necessario fare delle indagini più approfondite.

Nella attesa delle analisi del terreno bisognerebbe rimuovere almeno il materiale presente e verificare se quella «frattura» nel terreno alimenta una falda. Secondo alcune testimonianze, fino a qualche anno fa in quella buca (oggi colma di rifiuti) sversava presumibilmente una condotta forse proveniente da un pozzo artesiano poco distante. Un tubo dal quale fuoriusciva acqua 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana, completamente risucchiata dal terreno (per finire chissà in quale falda e dunque in quale pozzi). Poi, dopo la denuncia di un cittadino e l’intervento delle autorità, quel tubo venne staccato.
Il nostro testimone racconta che dopo la sua denuncia anonima furono anche installati due segnali di divieto «di abbandono di rifiuti», oggi completamente arrugginiti. A distanza di anni quell’area non è stata mai bonificata. Nè sarebbero stati eseguiti delle indagini per verificare se nel terreno antistante la «vora» insistono rifiuti interrati.

Oltre questo sito (dall’altra parte della strada provinciale) una bellissima masseria abbandonata. All’ingresso una montagna di rifiuti (compreso amianto) che distrae il «turista». Di fronte una antica costruzione dell’Aqp. Forse una riserva idrica in disuso. Un tour che forse sarebbe il caso di proporre (prima di inserire il nostro bellissimo territorio da cartolina nei depliant da vendere all’estero) anche alla Polizia Urbana e alla Forestale.

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