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BRINDISI - La Multiservizi, la società partecipata dal Comune di Brindisi al 100% finita nei giorni scorsi al centro di uno scandalo per aver pagato a politici e «amici» le multe che avrebbe dovuto al contrario incassare, è salva. Il consiglio comunale (foto) ha scongiurato ieri il rischio che i libri contabili finissero in Tribunale, la società venisse sciolta e 175 posti di lavoro andassero in fumo se i buchi non fossero stati ripianati entro il 27 dicembre
Brindisi, è in salvo la società Multiservizi Sanato buco da 4,2 mln
di Antonio Portolano

BRINDISI - La Multiservizi, la società partecipata dal Comune di Brindisi al 100% finita nei giorni scorsi al centro di uno scandalo per aver pagato a politici e «amici» le multe che avrebbe dovuto al contrario incassare, è salva. Il consiglio comunale ha scongiurato ieri il rischio che i libri contabili finissero in Tribunale, la società venisse sciolta e 175 posti di lavoro andassero in fumo se i buchi non fossero stati ripianati entro il 27 dicembre.

E c’è mancato poco ieri mattina che il rischio si trasformasse in realtà. Al primo appello la maggioranza non aveva i numeri per avviare i lavori del consiglio comunale. Al secondo appello nemmeno essendo 14 i presenti. Alla fine la delibera è passata con 25 voti e l’astensione del consigliere Roberto Fusco (Sì Democrazia). Il salvataggio della Multiservizi avverrà attraverso il conferimento misto di denaro e nuovi beni immobili (l’attuale sede della società partecipata di via Provinciale per San Vito in sostanza) nella sfera patrimoniale della società. Nel dettaglio le passività del 2012 che ammontano in 3.165.575 euro vengono ripianate con immobili fino a un valore di 1.691.673 euro e conferimenti in danaro per 1.473.902 euro. Quelle relative al 2013 che ammontano a 1.153.551 euro vengono ripianate con immobili fino a un valore di 1.098.297 euro e conferimenti in danaro per 55.254 euro.

Senza i consiglieri di opposizione la delibera non avrebbe potuto essere votata. Subito dopo l’approvazione della delibera, Mauro D’Attis (F.I.) per il centrodestra, Riccardo Rossi (Brindisi bene comune), Roberto Fusco e Giovanni Brigante (Sviluppo e Lavoro) hanno indetto una conferenza stampa in cui hanno spiegato le ragioni del loro gesto sottolineando intanto il «senso di responsabilità» dimostrato per evitare la liquidazione ma chiedendo una diversa gestione rispetto al passato. Il terremoto che nei giorni scorsi ha scosso fino alle fondamenta la partecipata per lo scandalo emerso dalla relazione del comandante dei Vigili Urbani e finito sul tavolo del Procuratore della Repubblica Marco Dinapoli.

L’indagine va avanti per l’accertamento di eventuali responsabilità. E bisognerà capire perchè siano state pagate seimila euro di multe ad «amici», politici e vip o il perchè dei casi assurdi come quello del mezzo fermo ma che consumava benzina per 5 mila chilometri l’anno ed altre «bizzarrie». Occorre tuttavia fare un passo indietro nella storia recente della società per capire come si riesca a creare una voragine da paurosa da 4,2 milioni di euro e poi comprendere una anomalia nell’anomalia. Vale a dire che quelli ripianati ieri dal consiglio comunale non erano buchi veri e propri, ma addirittura (grosso modo) i crediti vantati dalla Multiservizi nei confronti del Comune per lavori svolti tra parte del 2011, il 2012 e il 2013 che invece si sono trasformati in perdite di esercizio. A spiegare questo sottile quanto singolare passaggio è il capogruppo di Forza Italia Mauro D’Attis: « Nel 2011 la città viene retta per un periodo da un commissario prefettizio fino a nuove elezioni. In questo arco di tempo gli stanziamenti per i lavori svolti da Multiservizi vengono ridotti di un terzo. Ma alla società continua a fare lavori e fatturare. E così nel 2012 e nel 2013 quando si succedono altri due amministratori della società. Ad un certo punto si dice quei lavori non possono essere pagati perchè non sono stati ordinati. L’ultimo amministratore unico della società ha chiesto un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune per i debiti vantati (il valore si aggira circa attorno a quanto ripianato). E il Tribunale gli ha dato ragione. Se lo ha stabilito un Tribunale vuol dire che erano crediti della partecipata. Poi questi crediti vantati dalla società nei confronti del Comune si sono trasformati improvvisamente in debiti di esercizio. E quindi in passività della partecipata, altrimenti sarebbero stati debiti fuori bilancio del Comune e sarebbe dovuta intervenire la Corte dei Conti. Un particolare di non poco conto. A questo punto la domanda è: “I lavori fatti e fatturati dalla società, chi li ha ordinati?”».

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