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Calendari tra storia e tradizioni a Francavilla

di LORENZO RUGGIERO
Una meticolosa ricerca storica compiuta con costante e proficuo lavoro per dare un contributo importante alla conoscenza e alla diffusione del ricco patrimonio storico, sociale e culturale di Francavilla Fontana. Si può sintetizzare con queste parole l’edizione 2015 del «Calandàriu Franchiddèsi».
Calendari tra storia e tradizioni a Francavilla
di LORENZO RUGGIERO

Una meticolosa ricerca storica compiuta con costante e proficuo lavoro per dare un contributo importante alla conoscenza e alla diffusione del ricco patrimonio storico, sociale e culturale di Francavilla Fontana. Si può sintetizzare con queste parole l’edizione 2015 del «Calandàriu Franchiddèsi». Quest’anno la pubblicazione tratta di canti popolari, detti e proverbi: una preziosa raccolta di notizie, che, diversamente, sarebbero rimaste nascoste e ignorate dalle generazioni di oggi e di domani. Il lavoro storiografico di Giuseppe Cafueri gode del patrocinio del Comune di Francavilla Fontana, del Centro Culturale Francavillese «Rosa Tardio» e dell’Avis.
L’opera è stata presentata venerdì 19 dicembre scorso, alle ore 19.30, nelle sala conferenze del Centro Culturale Francavillese «Rosa Tardio», relatore il preside Enzo Garganese. Hanno allietato la serata i musicisti Gianluca Demilito e Chiara Tafuri, mentre a condurla è stata Michela Lonoce. Quello che l’Autore propone è un vero e proprio patrimonio culturale e storico al quale ha dato organicità e visibilità per una conoscenza più approfondita dei canti popolari musicati e parlati della Città. In particolare, sono stati musicati 12 canti dai maestri Antonio Curto, Dario Dicoste e Franco Zecchino.

Caratterizzato, come sempre, da bellissime foto, il «Calandàriu », mese dopo mese, tratteggia le immagini di tutti coloro che hanno cantato e declamato canti, detti e proverbi. Sin dalla prime pagine, Cafueri attrae il lettore con una serie di notizie su aspetti culturali che hanno contraddistinto Francavilla Fontana e permette di scoprire tutto un mondo reale che palpita e rivive, alimentato dalla passione per la sua Città. Ecco, per esempio, alcune parole di un detto: «apponta allu pizzulu se firmatu na mennula amara, tinn’abbien - chi cu manni rufiani piccé cu me tu non ci parli».
Un tempo, pur di riuscire a mangiare, i ragazzi delle famiglie povere andavano a lavorare nelle masserie. Al ritorno a casa, però, erano vittime di ingiurie del vicinato: «iu so figghiu Ntonio - Maria, so vagnoni ti massaria, mi n’ha ghiu sciutu a cumminanza cu mi enchiu la povera panza. Ti qua nanzi e di vicinu tutti mi chiamunu Ntonio-Maria lu vagnoni ti massaria».
Quando la playstation e la Xbox non c’erano ancora i bambini giocavano in maniera più semplice, per esempio, contando e, allo stesso tempo, cantando: «una, toi e tre, ci è chiu fessa ti tutti e tre? E’ chiu fessa lu ualanu, chuddu ci porta la rota a manu» .

Il «Calandàriu» è uno straordinario veicolo di notizie storiche e proprio per questo dovrebbe essere diffuso in tutti gli Istituti scolastici cittadini. L’impegno generoso di Giuseppe Cafueri, nel ridare vita a momenti della memoria cittadina, è da apprezzare molto, perché riesce a coniugare lo studio dei documenti d’archivio con la partecipazione entusiastica di tantissime famiglie coinvolte nel fornire notizie e recuperare fotografie ingiallite dal tempo.

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