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BRINDISI - Che fare se una struttura sanitaria regionale, qual è il «Perrino», non è in grado di assicurare al degente un minimo di igienicità della struttura e non riesce a provvedere, come è giusto e necessario che faccia, alla sua sussistenza? È accaduto, ed è facilmente verificabile, che, molto di recente, parenti di degenti abbiano scelto, dopo un intervento in sala operatoria, firmare l’uscita dell’ammalato, nella fattispecie il proprio genitore, e continuare le cure a casa. Dove di certo avrebbe avuto lenzuola pulite e un piatto di minestra calda
Brindisi, stesse lenzuola per 12 giorni: il paziente abbandona l’ospedale
di Franco De Simone

BRINDISI - Che fare se una struttura sanitaria regionale, qual è il «Perrino» di Brindisi, non è in grado di assicurare al degente un minimo di igienicità della struttura e non riesce a provvedere, come è giusto e necessario che faccia, alla sua sussistenza?

È quanto si chiedono i familiari di coloro che, per vari motivi, sono costretti a far ricorso, vuoi per un intervento chirurgico o per qualsiasi altra cosa non sia possibile effettuare fra le mura domestiche, alle cure dei medici ospedalieri e quindi alla struttura.

È accaduto, ed è facilmente verificabile, che, molto di recente, parenti di degenti abbiano scelto, dopo un intervento in sala operatoria, firmare l’uscita dell’ammalato, nella fattispecie il proprio genitore, e continuare le cure a casa.

Dove di certo avrebbe avuto lenzuola pulite e un piatto di minestra calda.

Tanto perché al Reparto di Oculistica è stata registrata l’ennesima anomalia.

«Il reparto – ha informato un Lettore de la “Gazzetta” - dispone di tre stanze; una delle quali, probabilmente perché possano essere effettuati dei lavori, ma non è certo, è chiusa. È accaduto che uno dei bagni delle restanti stanze andasse fuori uso. Che l’acqua invadesse stanza e corridoio e finisse anche al piano di sotto. Con conseguenti lamentele di chi occupava la stanza sottostante.

È stato quindi necessario evacuare la stanza con la conseguenza che quattro degenti, assieme ad un altro ammalato presente nel reparto per assistenza immediata, trovassero tutti posto nell’unica stanza rimasta a disposizione.

Affollamento a parte, da un familiare è stata fatta la semplice richiesta, dopo dodici giorni di ricovero, di effettuare il cambio delle lenzuola. La risposta del personale infermieristico di reparto è stata sconfortante e disarmante allo stesso tempo: «Non abbiamo disponibilità».

Non è tutto. Perché, sempre nello stesso reparto, ai degenti il pranzo e la cena non sono mai serviti all’orario prescritto. Non è affatto una novità che il desinare arrivi su carrelli di fortuna, così che spesso e volentieri le vivande arrivino all’ammalato immangiabili. Perché fredde o scotte».

Denuncia a parte, nessun indice puntato sul personale medico o infermieristico, professionalmente spesso perfetto (le eccezioni ci sono) e si impegna anche al di là del mansionario.

Semmai sull’Azienda Sanitaria. Perché quando l’ospedale di Brindisi (il «Di Summa») non era Azienda, ma una stuttura voluta dalla Comunità, che ne controllava efficienza e funzionamento, i pazienti ricevevano cura e assistenza e la fiducia non mancava. Oggi le cose sono cambiate. A dare riscontro alle varie segnalazioni giunte alla nostra Redazione, purtroppo in peggio.

Come sarebbe bello se si venisse a sapere che un bel giorno i responsabili dell’Azienda si mettessero in fila agli sportelli per capire le difficoltà di chi è in attesa, andando incontro e risolvendo i bisogni degli ammalati.

Se ciò si verificasse, forse anche l’ospedale «Perrino», se si fosse attenti a ciò, funzionerebbe decisamente meglio.

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