Domenica 17 Febbraio 2019 | 16:27

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Incendiò l'automobile del sindaco di Brindisi arrestato disoccupato Venti video per incastrarlo

BRINDISI – Per un posto di lavoro che gli sarebbe stato promesso e che non avrebbe mai ottenuto avrebbe perseguitato il sindaco di Brindisi fino a incendiargli l’auto (foto), scena interamente ripresa dalle telecamere: gli agenti della Digos di Brindisi hanno arrestato stamani Alessandro D’Errico, 39 anni. L’uomo era stato già identificato il 10 novembre scorso come l’autore del danneggiamento della Ford Kuga usata da Mimmo Consales (Pd), ma intestata alla società News. Il rogo fu appiccato il 3 novembre scorso in via Gran Bretagna, al rione Bozzano di Brindisi, dove il primo cittadino, per il quale ora è stata disposta dal ministero dell’Interno la tutela di un poliziotto, risiede con la compagna
ARCHIVIO - A fuoco l'automobile del sindaco di Brindisi
Incendiò l'automobile del sindaco di Brindisi arrestato disoccupato Venti video per incastrarlo
BRINDISI – Un uomo scende dall’auto, attende il sindaco davanti al palazzo municipale. Poi lo segue all’interno, si nota che sotto il giubbotto nasconde qualcosa, un bastone. Parlano, viene allontanato. Ripone il bastone in auto, una Kalos nera. La stessa auto viene captata poco dopo in un altro rione della città di Brindisi: un uomo parcheggia, scende, appicca il fuoco e fugge via. Sono circa quattro minuti ma è solo il montaggio finale, la video-sintesi di una settimana di duro lavoro per gli investigatori della Digos di Brindisi che per individuare la persona che il 3 novembre scorso aveva appiccato il fuoco all’auto del sindaco di Brindisi, Mimmo Consales (Pd), hanno estrapolato i filmati di 20 telecamere e hanno visionato i dettagli di ore e ore di "clip" registrate da occhi digitali in diversi punti della città.

E' così che è stato identificato Alessandro D’Errico, 39 anni, padre di tre figli, disoccupato, arrestato oggi e posto ai domiciliari su ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Maurizio Saso su richiesta del pm Savina Toscani.

Ed è proprio il video, compattato in pochi minuti, a rappresentare l’indizio più rilevante a carico dell’indagato che dinanzi agli agenti della Digos di Brindisi il 10 novembre scorso ha reso confessione. Schiaccianti gli elementi a suo carico, D’Errico ha aiutato gli investigatori a qualificare il movente: un posto di lavoro richiesto al primo cittadino che, a dire dell’uomo, si era impegnato più volte ad aiutarlo. Per l'insistenza nel riproporre anche con minaccia la sua istanza l'uomo dovrà rispondere di stalking. Quei fotogrammi che lo ritraggono mentre fugge via lasciandosi alle spalle una palla di fuoco, invece, la contestazione di danneggiamento seguito a incendio. Ad andare distrutta fu la Ford Kuga di Consales, parcheggiata in via Gran Bretagna, nei pressi dell’abitazione che condivide con la compagna. Pochi giorni dopo il ministero dell’Interno, per tramite della prefettura di Brindisi, decise di prevedere per Consales una forma di tutela di quarto livello. Un poliziotto lo accompagna in ogni dove, resterà al suo fianco per il momento nonostante il caso sia stato risolto.

"Mi diceva che non dovevo preoccuparmi – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in cui sono riportate le dichiarazioni dell’indagato – perchè a giorni a Brindisi sarebbe arrivata una nuova ditta e che ci sarebbe stato per me del lavoro" spiega D’Errico, che riferisce anche di aver atteso per un anno e mezzo una "risposta". "Quando ho visto la macchina poi - prosegue – non ho capito più niente, la volevo rompere, mi sono ricordato che lui mi ha girato le spalle, non ho capito più niente, ho preso e l’ho bruciata con plastica e carte che ho messo sulle gomme". Mea culpa, in conclusione, che è stato ritenuto perfettamente compatibile con la ricostruzione fatta dalla Digos. Il 10 novembre D’Errico era uscito dalla questura in stato di libertà. Oggi l’arresto: stalking e danneggiamento seguito a incendio le contestazioni, con l’aggravante di aver colpito il rappresentante di una istituzione. La massima istituzione cittadina.

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