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Brindisi, viticultura anno da dimenticare
BRINDISI - È stata una campagna da dimenticare quella appena trascorsa per la vitivinicoltura brindisina. Un dato in linea con quanto accaduto a livello regionale. Dopo alcune annate positive registratesi negli anni scorsi, quella del 2014 è stata una campagna in negativo per i viticoltori brindisini e per le cantine e le cooperative che producono vini di qualità apprezzati in tutto il mondo. Il calo della produzione registrato è stato in media pari al 40%, anche se si registrano cali del 50% e oltre in alcune determinate zone.

Il tutto è stato dovuto alle condizioni meteo che hanno favorito fitopatie, influendo sulla quantità e sulla qualità delle uve prodotte. La stagione estiva appena trascorsa - che è stata tutt’altro che una estate sotto l’aspetto meteorologico con piogge frequenti e temperature non proprio elevate - ha determinato l’esplosione di attacchi di Peronospora, una delle malattie fungine più gravi che può attaccare la vite. Il colpo di grazia lo hanno dato le piogge della prima settimana di settembre che hanno pregiudicato la qualità delle uve e di conseguenza del vino. Insomma una annata davvero da dimenticare per i viticoltori e per i produttori di vino della provincia di Brindisi.

Una situazione, comunque, comune a tutta la Puglia dove il perdurante andamento climatico anomalo ha determinato una calo nella produzione del 40% sia per le uve da vino che per quelle da tavola. Oltre ai cali di produzione, si registra anche, in provincia di Brindisi, un calo del grado zuccherino dei mosti. Come dire, il problema delle fitopatie e di conseguenza della qualità e quantità delle uve si è poi trasferito in cantina, dove gli enologi e gli enotecnici si sono trovati di fronte mosti con una grado zuccherino più basso degli anni precedenti. Il che ha costretto i tecnici ad intervenire per “sistemare” i vini agevolati anche dalla possibilità concessa dalla Regione Puglia di arricchire i mosti. In tutta questa situazione non vanno anche dimenticate le giacenze di vino dell’annata 2013 che ancora ci sarebbero in molte delle cantine brindisine e pugliesi.

Una situazione, dunque, critica quella in cui si trova la vitivinicoltura brindisina dove, tra l’altro, si corre il serio rischio di vedere compromesso il lavoro che da decenni svolgono le cooperative di produttori vitivinicoli. Da tempo, infatti, si registra, in provincia, la presenza di aziende private, provenienti anche da fuori regione, che acquistano ingenti quantitativi di uve in quanto offrono immediati pagamenti ai coltivatori. Il perdurare di simili situazioni negli anni, potrebbe portare a creare seri problemi alle cooperative del territorio che, invece, da sempre lavorano per aggregare il prodotto e per produrre vini di qualità che vengono esportati in tutto il Mondo. Così facendo le cooperative e le organizzazioni che aggregano produttori potrebbero subire delle battute di arresto lasciando campo libero ai privati che potrebbero così condizionare pesantemente il mercato a danno dei singoli produttori.

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