Domenica 23 Febbraio 2020 | 00:37

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Chiede assistenza a casa e aspetta 4 mesi: la morte è più veloce della burocrazia

BRINDISI - Un caso di sanità malata di procedure. Vittima un uomo affetto da tumore, cardiopartico, incontinente e ormai allettato. I familiari avevano chiesto l'assistenza domiciliare. Alla Asl gli hanno detto: serve il via libera della commissione medica. Ha aspettato quattro mesi, ma la morte è arrivata prima della burocrazia
Tumori, Oncologo: anche qui accertare responsabilità
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BRINDISI - E’ questa la “malattia” peggiore da cui, purtroppo, non si riesce a guarire, con conseguenti ritardi biblici anche nel rilascio di un semplice certificato o nella prenotazione di una visita. Oppure ancora - ipotesi ben più grave -, come nel caso di un uomo affetto da tumore maligno che, nelle “more” di vedersi riconosciuto il suo status al fine di ottenere la necessaria assistenza domiciliare, prima ancora che la commissione medica effettui la relativa visita, è già... passato a miglior vita.

L’incredibile vicenda è raccontata dal fratello di quella che è l’ennesima “vittima” di un meccanismo contorto, di fronte al quale ogni parola e ulteriore commento diventano davvero superflui, nella triste consapevolezza che mai si porrà rimedio a questo “male.

«La storia di mio fratello - dichiara Francesco Campana - è l’emblema di quello che è il sistema adottato in questo Paese quando un cittadino che non ha santi in paradiso viene colpito da gravi problemi di salute. Per carità, non voglio colpevolizzare alcun medico o personale sanitario che anzi, parlo per lunga esperienza diretta, meritano solo riconoscimento per la dedizione concessa ai pazienti. Le colpe, invece, sono delle lungaggini a cui si è giocoforza sottoposti ogniqualvolta si ha a che fare con la sanità».

«Mio fratello - prosegue, entrando nel merito della vicenda - purtroppo è morto alcuni giorni fa per le conseguenze di un tumore maligno. Ha lavorato per 25 anni al siderurgico di Taranto, poi la sua salute è andata via via peggiorando, avendo subito diversi ictus, avendo un cuore malandato e dovendosi sottoporre a dialisi. Un insieme di fattori che lo hanno ridotto ad una larva umana, allettato, immobile ed incontinente. Ovviamente, mi sono attivato per ottenere l’assistenza domiciliare e ausili per gente ridotta come nel suo stato e, in quest’ottica, mi sono rivolto all’Asl in via Dalmazia. L’impiegata, però, mi ha risposto che non potevano fornirmi nemmeno i pannoloni se l’infermità e l’allettamento non fossero stati accertati preliminarmente dalla commissione medica. Facile a dirlo, perchè nei successivi quattro mesi siamo rimasti in attesa della convocazione per la visita che, tuttavia, non è mai arrivata. Quanto meno sino al 30 ottobre scorso, quando mio fratello è deceduto».

Poi, lo sfogo finale: «Questa è quella che chiamano sanità - conclude il sig- Campana -. E’ facile governare sulla pelle dei più deboli, con la burocrazia cieca e menefreghista. Le leggi a sostegno degli invalidi dovrebbero scriverle gli ammalati con le associazioni di categoria e non quelli seduti dietro una scrivania a Bari o a Roma. Mancano i soldi? Li recuperassero abbassando gli stipendi a questa massa di nullafacenti».

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