Martedì 19 Marzo 2019 | 05:19

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BRINDISI - Due dipendenti delle Poste italiane in servizio a Brindisi sono stati condannati a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per sottrazione e distruzione di corrispondenza, mentre altri due sono stati assolti perchè il fatto non sussiste. I dipendenti, in servizio all’epoca dei fatti al centro di smistamento di Brindisi, erano stati sottoposti a misura cautelare, due in carcere e quattro ai domiciliari, nel novembre 2011
Brindisi, frugavano nelle buste delle Poste condannati 2 dipendenti
BRINDISI - Due dipendenti delle Poste italiane in servizio a Brindisi sono stati condannati a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per sottrazione e distruzione di corrispondenza, mentre altri due sono stati assolti perchè il fatto non sussiste dalle medesime accuse. A tutti era contestata anche l’ipotesi di peculato che non è stata ritenuta sussistente dal Tribunale di Brindisi in composizione collegiale dinanzi al quale si è concluso il processo con rito ordinario per quattro dei sei indagati: in due avevano già patteggiato.

I dipendenti, in servizio all’epoca dei fatti al centro di smistamento di Brindisi, erano stati sottoposti a misura cautelare, due in carcere e quattro ai domiciliari, nel novembre 2011. Secondo l’accusa, aprivano la corrispondenza di ignari cittadini, ne controllavano il contenuto e talvolta se ne impossessavano.

Sono stati assolti Guido Cirillo 58 anni di San Donaci e Daniela Santoro, 56 anni di Brindisi. Condannati, invece, Giuseppe Lamacchia di 58 anni e Giuseppe Peluso di 51..

Il pm, Pierpaolo Montinaro, aveva chiesto condanne a pene comprese tra i 2 anni e 2 mesi e i 2 anni e 6 mesi.

Furono sei gli arresti all’inizio di questa inchiesta. Ad eseguirli furono gli agenti della Polizia Postale e delle Telecomunicazione a conclusione di un’indagine durata appena due mesi e coordinata dal sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro.

All’origine, rispondevano tutti di «peculato continuato a aggravato commesso da incaricato di pubblico servizio». Un reato che è stato escluso dai giudici. Poi, ancora di «violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza». Il reato che ha portato all’arresto era solo quello di peculato, anche se l’altro era quello che - secondo le accuse - avrebbe danneggiato maggiormente gli utenti brindisini di Poste Italiane che - in molti casi - avevano atteso invano l’arrivo della corrispondenza andando spesso a protestare negli uffici postali sparsi in tutta la provincia.

L'indagine era stata avviata su segnalazione del direttore del centro di smistamento di «Poste Italiane spa» che aveva notato un vistoso incremento del danneggiamento di corrispondenza contenente gadget ed oggetti di valore e aveva trovato, tra l’altro, nel cestino di raccolta dei rifiuti diverse buste lacerate e prive del contenuto.

I suoi sospetti facevano, peraltro, erano in qualche modo suffragati dalle segnalazioni di alcuni uffici postali relativi alle proteste degli utenti che reclamavano il mancato recapito di riviste e oggetti di varia natura spesso di notevole valore.

Il direttore, insomma, aveva capito che qualcuno non andava per il verso giusto ed ha segnalato i suoi sospetti in Procura.

Il sostituto Pierpaolo Montinaro aveva poi disposto l’installazione di videocamere nella sala usata per smistare la corrispondenza e a quel punto - puntando solo sulle riprese, senza audio - la verità è venuta a galla.

Nel corso del processo, dunque, qualche accusa è caduta e alcuni hanno potuto dimostrare la loro assoluta estraneità ai fatti ottenendo l’assoluzione.

Non tutti, dunque, degli arrestati manipolavano la corrispondenza allo scopo di individuarne il contenuto di valore, per poi appropriarsene, così come ritenevano gli investigatori.

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