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BRINDISI - Si torna a parlare di caccia (il via è fissato al 21 settembre con due giorni di preapertura il 1° e il 14 dello stesso mese) e come al solito subito riaffiorano le polemiche. Da un lato, gli ambientalisti che rivendicano maggiori controlli contro il bracconaggio e si affidano alla sensibilità del mondo venatorio, dall’altro i cacciatori che si dichiarano sempre più penalizzati da spazi via via più ristretti e da richieste il più delle volte disattese. Ed è proprio questo l’argomento principale di polemica e sfogo da parte delle associazioni di categoria che - come racconta il presidente provinciale di “Libera Caccia”, Michele Basile - «hanno chiesto tre giorni di pre-apertura anzichè due, piani di abbattimento per il “flagello” de gli uliveti, lo storno, più tempo per sparare a beccaccia e fagiano ed altro ancora, ma non si sono viste accogliere nemmeno una, che sia una, delle richieste avanzate.

Purtroppo, continuiamo a subire restrizioni, come è nel caso degli spazi a disposizione». Altro problema annoso: «Già. Il problema più grosso - prosegue - è il territorio sempre più ridotto da impianti fotovoltaici e da fondi chiusi e abusivi. Purtroppo, quest’anno non cambierà nulla in quanto il piano faunistico-venatorio, pur in scadenza nel 2014, ha subito una proroga e se ne parlerà il prossimo anno. Sotto quest’aspetto, però, c’è anche una nota positiva: l’Atc, in sintonia con la Provincia e dietro la spinta dell’associazionismo venatorio, ha redatto uno studio particolareggiato di tutto il territorio agro-silvo-pastorale che potrà essere utilizzato, o meglio è propedeutico, al piano faunistico venatorio».

«In aggiunta - conclude Basile - c’è la questione della perimetrazione. Da anni chiediamo che venga eseguita con tabelle precise per indicare quando si è in presenza di un’oasi, di un parco o di un’altra zona protetta. Ciò crea forte disagio nei cacciatori che a volte sparano... nel buio». Sul poco spazio a disposizione concorda anche il presidente comunale di “Libera Caccia” Brindisi, Attilio Lorenzini: «Attualmente - afferma - sono stimati in poco più di 96mila gli ettari di superficie utile alla caccia. In realtà, sono almeno 20-25mila in meno a causa dell’espandersi incontrollato del fotovoltaico: ci sono zone (soprattutto nei paesi della fascia sud di Brindisi) letteralmente “mangiate” da pannelli solari, a discapito sia dei cacciatori, sia degli agricoltori, rimasti senza terra pur di ricavare un gruzzoletto dalla loro vendita. La superficie utile alla caccia effettivamente “a gibile” è appena sufficiente per 4mila “doppiette”, figurarsi quando a girovagare tra i boschi sono in più di 8mila. Ai 5mila residenti in provincia, infatti, si devono aggiungere gli oltre 3mila che provengono da altri territori e la loro presenza non fa che restringere il campo d’azione. E in queste situazioni è più facile che possano accadere spiacevoli incidenti, senza contare i litigi tra cacciatori che rivendicano i propri spazi».

Non meno rilevante è l’aspetto legislativo: «La Puglia - continua Lorenzini - è l’unica che non si è adeguata ancora alla normativa europea e, per questo motivo, la Regione è costretta a pagare ogni anno 5 milioni di euro di penale, ma nessuno lo dice. Cosa implicherebbe? Una stagione venatoria più lunga (in Francia è iniziata l’1 agosto) e una caccia di selezione, con l’opportunità di estenderla a particolari specie: nel caso nostro, si potrebbe, ad esempio, autorizzare la caccia alle lepri anche un mese prima o dopo l’attuale durata».

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