Venerdì 22 Marzo 2019 | 09:18

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Carovigno, il sindaco Mele «Chiamatemi onorevole» «Il titolo rafforza l'ente»

BRINDISI – Con una comunicazione interna diretta a tutti i dipendenti comunali, il sindaco di Carovigno (Brindisi), Cosimo Mele, ex deputato dell’Udc che fu travolto nel 2007 da uno scandalo a luci rosse e per questo uscì dal partito e dovette poi rinunciare alla carriera politica nazionale, chiede che sia utilizzato l’appellativo 'onorevolè accanto al suo nome
Carovigno, il sindaco Mele «Chiamatemi onorevole» «Il titolo rafforza l'ente»
BRINDISI – E' stato sì onorevole, ma fino al 2008. Non fu più ricandidato, dopo aver chiuso in malo modo con l'Udc, perché travolto l’anno precedente in uno scandalo a luci rosse: Cosimo Mele, oggi sindaco di Carovigno (Brindisi) dimostra di essere ancora molto legato al titolo che ormai appartiene solo alla sua storia politica. Lo ha dimostrato nel marzo scorso, quando con una comunicazione interna ha chiesto a tutti i dipendenti del suo Comune di esplicitarlo, per iscritto, nei documenti in uscita dal palazzo che recano la sua firma. La nota interna e quindi non soggetta a pubblicazione è finita di recente nelle mani di qualcuno fra coloro che occupano i banchi dell’opposizione di centrodestra nel municipio del Brindisino. Mele invece governa la città in cui è nato, dal 2013, al vertice di una coalizione fatta di liste civiche e con il supporto del Pd. E’ stato poi rilevato che, in calce a tutti gli atti ufficializzati dopo il 26 marzo, data in cui le disposizioni del primo cittadino sono entrate in vigore, regolarmente protocollate, c'è effettivamente la dicitura "on." a precedere il nome di Mele. Ma viene barrata a penna per risultare cancellata.

Effettivamente Cosimo Mele deputato non lo è più da quando la sua carriera politica in ascesa sulle scene nazionali fu stroncata da una notte brava di fine estate, trascorsa in una suite dell’hotel Flora, di via Veneto, a Roma. La passò con una "escort", Francesca Zenobi, che accusò un malore e denunciò l'allora deputato per omissione di soccorso e per cessione di cocaina. La prima accusa è caduta. Mele è ora a processo per la seconda. Mentre si è chiusa di recente, proprio agli inizi di marzo, un’altra questione finita nelle aule giudiziarie della capitale: Francesca Zenobi e il suo legale sono stati condannati a un anno e otto mesi di reclusione per una tentata estorsione in danno proprio dell’attuale sindaco di Carovigno.

In attesa che si definiscano anche gli ultimi strascichi giudiziari rimasti, Mele, a quanto sembra, non cessa di guardare al passato, forse anche con qualche rimpianto. Nel 2008 non fu più ricandidato alle politiche nè dall’Udc e neppure da altri partiti. Successivamente ha tentato di riaffiorare politicamente come consigliere provinciale, candidandosi con Alleanza di centro, mancando di poco l’impresa. Poi ancora nel 2010 la corsa a un posto di consigliere regionale con Io Sud, tentativo anche questo fallito. Nell’estate del 2013 il "riscatto", come egli stesso lo definì appena diventato sindaco. Un anno dopo, ecco la comunicazione interna a tutti i dipendenti, protocollata: "dalla data odierna tutti i documenti in uscita a firma del sindaco, devono contenere il titolo di onorevole". Titolo che formalmente non gli spetterebbe, se non in ossequio all’usanza di destinarlo comunque anche agli ex "honoris causa". Titolo cui evidentemente Mele, nonostante tutto, è parecchio affezionato.

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