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BRINDISI - Un «pezzo» bellissimo di Brindisi, sconosciuto ed inaccessibile finora ai più, restituito ai brindisini e non solo, dal momento che su quell’area, potenzialmente potranno sorgere almeno, nelle previsioni, tre stabilimenti balneari. La città potrà finalmente riscoprire l’area - ora definita di interesse storico naturalistico - di Punta Penne-Punta del Serrone. Abbandonata da sempre
Sotto i rifiuti... un’oasi Liberi 23 ettari di costa
ANTONIO PORTOLANO

BRINDISI - Un «pezzo» bellissimo di Brindisi, sconosciuto ed inaccessibile finora ai più, restituito ai brindisini e non solo, dal momento che su quell’area, potenzialmente potranno sorgere almeno, nelle previsioni, tre stabilimenti balneari. La città potrà finalmente riscoprire l’area - ora definita di interesse storico naturalistico - di Punta Penne-Punta del Serrone. Abbandonata da sempre - da quando dopo la fine della seconda guerra molti mondiale i militari non ebbero più interesse a presidiare batterie e casematte in riva al mare - era diventata una delle più grandi discariche a cielo aperto del capoluogo. Un’opera imponente di bonifica durato due anni - iniziato a luglio 2012 e finito ieri - e costato 1,9 milioni di euro ha permesso di liberare e rendere fruibile un tratto di costa grande 22,5 ettari «e 2 ettari di arenile», ci tiene a sottolineare il responsabile unico del procedimento, l’architetto Fabio Lacinio.

Arriva a compimento uno dei progetti portati caparbiamente avanti dal sindaco Mimmo Consales e l’assessore alla Riqualificazione urbana e della costa Pasquale Luperti. «Un lavoro incredibile - dice il sindaco - che si è potuto concretizzare grazie alla sinergia tra enti che ha permesso di superare ostacoli che sembravano insormontabili». Presenti alla inaugurazione dell’area di interesse storico naturalistico c’erano infatti i rappresentanti delle istituzioni che hanno reso possibile il progetto col loro impegno: l’ammiraglio Pasquale Guerra (per la Marina Militare), il comandante della Guardia Costiera Mario Valente e l’ammiraglio Salvatore Giuffrè segretario generale dell’Autorità portuale.

«Dopo decenni di inciviltà il recupero del litorale inizia da qui, potremo utilizzare i manufatti a scopo turistico ricettivi e presto metteremo a gara - attraverso un bando pubblico - la concessione per la realizzazione di tre nuovi stabilimenti. Abbiamo già chiesto un finanziamento di 300 mila euro per il recupero della caletta di Materdomini e 1,5milioni per l’area retrostante a quella già bonificata di Sbitri, il 24 luglio incontreremo l’assessore regionale Angela Barbanente alla quale sottoporremo anche una bozza quasi completa del Pug e il Piano della Costa».

Dopo oltre 50anni i brindisini potranno riappropiarsi di uno «scorcio» di costa di rara bellezza per una passaggiata in riva al mare, un corsa, una pedalata immersi nella natura. Il sito è statyo identificato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, oltre che dalla Regione Puglia, tra quelli degradati sui quali era necessario intervenire con azioni di bonifica e ripristino ambientale per via della particolare rilevanza storica, artistica, culturale e paesaggistica. A rendere possibile il riconoscimento che ha permesso la bonifica, il ritrovamento di alcune specie floreali rarissime in Puglia.

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