Martedì 28 Gennaio 2020 | 17:47

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BRINDISI - Per preservare l’habitat faticosamente “costruito” nel tempo e, in particolare, per gestire al meglio la flora cresciuta attorno allo stagno nell’ottica di garantire un’area di sosta e di ripopolamento all’avi-fauna presente nella zona umida. Il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto ha in serbo un’iniziativa del tutto singolare: mettere da parte uomo e “macchine” e affidarsi... alle pecore. O, in alternativa, alle capre
Torre Guaceto, le pecore puliscono dalle erbacce
BRINDISI - Flora e fauna rappresentano una risorsa imprescindibile della zona umida che fa parte dell’oasi protetta di Torre Guaceto. Grazie ad alcuni accorgimenti - in primis, la realizzazione di uno stagno al duplice scopo di ripristinare habitat scomparsi per effetto della bonifica e di creare una interruzione del canneto per ostacolare l'avanzamento di eventuali fronti di fiamma, unitamente allo sfalcio della cannuccia di palude condotto periodicamente -, le specie animali e vegetali sono aumentate negli ultimi anni in modo consistente, soprattutto in relazione all’avi-fauna che oggi può vantare ulteriori 24 specie (tra cui il mignattaio, la spatola, l'oca granaiola, l'oca selvatica, il cavaliere d'Italia, l'avocetta, il combattente, la pittima reale e il piro piro boschereccio), ma anche in tema di vegetazione, in relazione alla quale va menzionata la cressa, di cui è stato osservato di recente un solo esemplare, rappresentando una specie minacciata di estinzione in Italia.

Ben si comprende, allora, l’esigenza di studiare ed attuare le misure in grado di preservarne l’habitat faticosamente “costruito” nel tempo e, in particolare, per gestire al meglio la flora cresciuta attorno allo stagno nell’ottica di garantire un’area di sosta e di ripopolamento all’avi-fauna presente nella zona umida. In quest’ottica, il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto ha in serbo un’iniziativa del tutto singolare: mettere da parte uomo e “macchine” e affidarsi... alle pecore. O, in alternativa, alle capre. «La strategia perseguita, con obiettivi a lungo termine - si legge in un comunicato diffuso dal Consorzio - è quella di riportare le caratteristiche della zona umida il più vicino possibile a quelle originarie. Ciò significa operare contro quelli che furono gli obiettivi della bonifica, eliminando cioè la regimazione artificiale delle acque superficiali e gli interramenti.

La presenza dell'habitat ripario *3170, indotto dalla pratica dello sfalcio, non dovrebbe destare meraviglia. Numerosi habitat mediterranei, impropriamente ritenuti "naturali", sono in realtà il risultato di un disturbo di origine antropica, e la loro conservazione può essere condotta solo attraverso il mantenimento di tale disturbo. Si pensi, ad esempio, ad un altro tipo di habitat prioritario, quello dei Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea (codice Natura 2000: *6220): esso è il risultato dell'attività del fuoco e del pascolo e la cui conservazione può essere garantita solo attraverso il mantenimento del pascolamento estensivo e di tipo tradizionale».
Da qui, la decisione secondo cui «come forma di gestione della vegetazione riparia dello stagno - evidenzia ancora il Consorzio - si ritiene ottimale quella del pascolamento al posto dello sfalcio; per questa si stanno valutando le opportunità, essendo un intervento più complesso da organizzare rispetto allo sfalcio medesimo».

Via, dunque, al pascolamento di pecore o capre, a condizione che esso sia “controllato” e ciò al chiaro scopo di evitare che questi animali possano danneggiare altre forme di vegetazione presenti nei pressi dello stagno e arrecare in qualche modo disturbo agli altri esemplari di fauna che vivono nella zona umida. [p. potì]

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