L’avvocato Raffaele Missere dell’associazione culturale «A Sud» rompe gli indugi e «ci mette la faccia». In un video pubblicato sulla pagina Facebook del blog dell’associazione denuncia il degrado del canile sanitario mai entrato in funzione e ammette la propria responsabilità politica: «Sono colpevole di aver fatto votare persone che non hanno mantenuto gli impegni». Il canile sarebbe dovuto sorgere in un immobile confiscato a un boss della camorra e assegnato al Comune. Nel 2019 l’opera fu affidata per 35.900,90 euro oltre iva a una ditta locale: un progetto atteso, finanziato e - sostiene Missere - quasi ultimato. «Ricordo benissimo un video dell’attuale sindaco (Michele Saccomanno, ndr): mancavano solo suppellettili e mobili. Oggi manca tutto». Porte divelte, cancelli sradicati, bagni distrutti, box depredati, giardino in abbandono: un elenco che diventa atto d’accusa.
«Si può amministrare abbandonando beni per i quali i cittadini onesti pagano le tasse?», domanda l’avvocato, respingendo ogni tentativo di minimizzare: «Non è mancanza di fondi, è disinteresse». Il canile, aggiunge, avrebbe garantito tutela agli animali più fragili e un servizio essenziale contro il randagismo: «Era un segno di civiltà». Poi la confessione: «Sono stanco e colpevole: ho fatto votare gente che forse senza i miei voti non sarebbe stata eletta». Non una vendetta, precisa, ma la ribellione di un cittadino che si sente tradito: «Hanno lasciato distruggere ciò che era già stato realizzato». Da qui l’annuncio di una rubrica aperta ai cittadini per raccontare il degrado e l’«insipienza» di chi governa Torre Santa Susanna. Sull’argomento, il sindaco Saccomanno non ha inteso replicare.
La denuncia di Missere si inserisce in un quadro più ampio: quello dei beni confiscati che restano inutilizzati. Emblematico il caso del feudo dei Bruno, una masseria del XVI secolo con 60 ettari di terreni, confiscata definitivamente nel 2014 e affidata al Comune nel 2015. Valore stimato: 5 milioni di euro. Da allora il bene è rimasto fermo, tra ricostruzioni catastali, bandi andati deserti e iter amministrativi rallentati. Negli ultimi anni si è tentato di avviare un progetto di riuso sociale, ma senza esiti concreti. Un patrimonio enorme, simbolico e materiale, che da oltre un decennio attende di essere restituito alla comunità. Il video di Missere diventa così lo specchio di una questione più ampia: la capacità - o l’incapacità - di trasformare i beni sottratti alla criminalità in strumenti di riscatto collettivo.
















