Martedì 03 Marzo 2026 | 12:18

Bloccata sotto i boati dei droni, la paura di Miriam Rubino a Dubai: «Dal consolato non ci dicono nulla»

Bloccata sotto i boati dei droni, la paura di Miriam Rubino a Dubai: «Dal consolato non ci dicono nulla»

Bloccata sotto i boati dei droni, la paura di Miriam Rubino a Dubai: «Dal consolato non ci dicono nulla»

 
Fabiana Agnello

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Fabiana Agnello

Bloccata sotto i boati dei droni, la paura di Miriam Rubino a Dubai: «Dal consolato non ci dicono nulla»

La manager brindisina in transito dall’india: «Non è vero che il governo ci sta rassicurando. Noi qui non abbiamo notizie di alcun tipo»

Martedì 03 Marzo 2026, 09:41

Miriam Rubino è una dei tanti italiani rimasti bloccati a Dubai dopo l’escalation militare che ha paralizzato il traffico aereo nel Golfo. Manager originaria di Latiano, nel Brindisino, era in rientro dall’India: atterra alle 13 all’aeroporto internazionale di Dubai e alle 15 avrebbe dovuto imbarcarsi per Roma, per poi proseguire verso il Marocco. Ma nel giro di poche ore lo scalo più trafficato del mondo si ferma: lo spazio aereo viene chiuso, l’aeroporto viene colpito durante gli attacchi e centinaia di voli vengono cancellati.

Dalla stanza dell’hotel in cui è stata sistemata, a tre chilometri dallo scalo, Miriam registra un video e lo pubblica su Facebook. È uno sfogo, ma anche un appello. «Non è vero che il governo ci sta rassicurando. Noi qui non abbiamo notizie di alcun tipo», afferma. Racconta di essere stata svegliata nella notte dagli allarmi per un attacco missilistico, di non sentirsi al sicuro, di vivere nell’incertezza totale. «Ho chiamato io stessa il consolato e l’Unità di crisi, ma non ci dicono nulla. Non sappiamo fino a quando resteremo qui».

Intorno a lei, la stessa situazione riguarda centinaia di connazionali. Secondo le ricostruzioni dei media, sono centinaia gli italiani bloccati a Dubai e migliaia quelli rimasti fermi nei Paesi del Golfo dopo l’attacco. Lo spazio aereo è stato chiuso e tra il 28 febbraio e il 1° marzo sono stati cancellati oltre 5mila voli negli aeroporti di Dubai, Doha, Abu Dhabi, Sharjah, Kuwait e Bahrein, lasciando più di un milione di passeggeri a terra. In questo caos, gli italiani si sono ritrovati a fare rete. Miriam racconta che in aeroporto, nelle prime ore di confusione, si è formato spontaneamente un gruppo: «Eravamo pochi, poi siamo diventati una settantina. Abbiamo creato un gruppo WhatsApp per scambiarci informazioni. Ci aiutiamo come possiamo, perché ognuno dice una cosa diversa e non ci sono comunicazioni ufficiali». Nell’hotel in cui alloggia ha scoperto, tramite Instagram, una famiglia italiana sul suo stesso piano: «Ci siamo scritti e ci incontreremo. Qui la solidarietà è tutto». La Farnesina ha annunciato la creazione di una «Task Force Golfo» per assistenza e rimborsi, ma al momento non c’è una data certa per la riapertura stabile dei voli. Le compagnie - Emirates, Etihad, Wizz Air, Lufthansa - hanno sospeso o limitato le operazioni, mentre l’aeroporto di Dubai resta operativo solo a singhiozzo, con ripartenze sporadiche e nessuna garanzia di continuità.

Miriam, come molti altri, aspetta. Aspetta che lo spazio aereo riapra, che arrivi una comunicazione ufficiale, che qualcuno dica quando e come tornare a casa. «Il ministro parla di una task force, ma qual è la sostanza?», chiede nel video. «Noi siamo qui, tra i boati dei droni intercettati. E speriamo solo che non ne sfugga qualcuno».

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