Si registra tensione intorno al futuro dello stabilimento Srb, la più grande raffineria di zucchero di canna in Italia, attiva dal 2010 che produce e commercializza zucchero bianco e bruno per l'industria alimentare, il settore farmaceutico e il consumatore finale, oltre a generare energia tramite un impianto di cogenerazione. A lanciare l’allarme è la Cgil.
«Dietro le parole crisi e mercato ci sono persone in carne e ossa: operai, tecnici, addetti alla produzione che ogni giorno entrano in fabbrica senza sapere se il giorno dopo lo stabilimento sarà ancora aperto, se lo stipendio arriverà, se il posto di lavoro sarà garantito» dichiara Gabrio Toraldo Segretario Flai Cgil Brindisi che aggiunge: «A colpire duramente il comparto non è soltanto l’aumento dei costi di produzione, ma una serie di scelte politiche che sembrano ignorare completamente le ricadute sociali. Mentre si parla di sistema Agroalimentare sostenibile si è accettato che un prodotto strategico come lo zucchero venisse importato in massa, senza valutare l’impatto sul sistema produttivo nazionale e sull’occupazione».
Il risultato è un mercato squilibrato, costi crescenti e prezzi compressi, e a rimetterci sono ancora una volta i lavoratori. Il sostegno alle nazioni in difficoltà è una scelta politica legittima, ma farlo senza clausole di salvaguardia, senza limiti quantitativi alle importazioni e senza adeguate compensazioni economiche, significa trasferire i costi di quelle decisioni in prima istanza su agricoltori e imprese e, in ultima istanza, così come succede per tanti altri prodotti di eccellenza di produzione locale dal carciofo brindisino all’olio di oliva, sull’anello più debole della catena: chi lavora. Lo stesso schema si ripete sul fronte energetico. Il blocco dei certificati verdi e l’incertezza normativa che grava sui meccanismi di sostegno all’energia rinnovabile stanno producendo effetti devastanti. L’incertezza relativa alla proroga del contributo riconosciuto dal Governo italiano ai produttori di energia “green” ottenuta attraverso bio-liquidi sostenibili fa sì che oggi il costo energetico di produzione non renda sostenibile la prosecuzione delle attività produttive.
«Per i lavoratori - dichiara ancora Toraldo - questo significa turni ridotti, cassa integrazione, produzione sospesa, stipendi a rischio. Significa vivere nell’ansia continua di perdere il lavoro, senza avere responsabilità sulle scelte che hanno portato a questa situazione». L’energia auto prodotta da fonti rinnovabili non era solo una scelta ambientale, ma una strategia industriale che garantiva stabilità occupazionale. La sospensione o il mancato rinnovo degli incentivi, senza misure alternative immediate, ha creato un vuoto normativo che si scarica a cascata proprio sui lavoratori delle numerose aziende del comparto agroalimentare.
La sospensione dell’attività di Srb è ritenuto un caso emblematico: lo stop alle attività arriva mentre si è in attesa di capire se gli strumenti di sostegno verranno riattivati ed eventualmente in quale modalità per comprendere quale sarà il futuro dello stabilimento. «Dietro questa decisione non ci sono solo numeri di bilancio, ma famiglie che non sanno cosa accadrà domani, territori che rischiano di impoverirsi, competenze che rischiano di andare perse. Il paradosso è evidente invece che sostenere politiche green e l’occupazione da parte del governo, si lasciano soli i lavoratori. Non chiediamo privilegi, ma regole chiare, certezze e rispetto dei contratti nazionali, perché senza lavoro stabile non esiste né transizione ecologica né sostenibilità alimentare» ha concluso il segretario generale della Flai di Brindisi.
















